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domenica 8 settembre 2013

PARAFRASI ACHILLE UCCIDE ETTORE

Ettore e Achille in combattimento
Parla Ettore
Quando si trovarono uno di fronte all'altro, Ettore dall'elmo scintillante parlò ad Achille per primo, dicendogli che non sarebbe più fuggito di fronte lui come era già successo quando, per ben tre volte, di fronte alle mura di Troia, non era riuscito a difendersi dal suo attacco; adesso il suo animo lo spinge a non fuggire più, qualunque sia la sorte che gli toccherà. 
Continua dicendo che gli dei saranno testimoni dei loro accordi e di ciò che accadrà e che lui non ha intenzione di portargli disonore se grazie all’aiuto di Zeus riuscirà ad ucciderlo. Dice anche che quando gli avrà tolto le armi restituirà il suo corpo agli Achei e che anche Achille dovrà fare così. 
Parla Achille
Achille, guardandolo minacciosamente, disse che non sarebbe sceso a patti con lui, perché così come non è possibile un'alleanza fra uomini e leoni o tra lupi e agnelli, che sono fra loro sempre in odio e in disaccordo, così anche loro due non potranno mai volersi bene. Ribadisce che fra loro non ci saranno patti e che il primo che morirà appagherà Ares con il sangue del nemico. Poi gli ricorda che dovrà essere abilissimo nell'usare la lancia e veloce nel combattere senza commettere errori. Dice ad Ettore che non può più sfuggire al suo destino, che gli dei hanno già deciso e che Atena lo ucciderà per mezzo della sua lancia: in questo modo pagherà tutto il dolore che ha recato al popolo degli Achei. 
Primo attacco di Achille
Mentre dice queste cose Achille scaglia la lancia contro Ettore che però riesce ad evitarla abbassandosi: l'asta si conficca nel terreno, ma Atena, senza essere vista da Ettore, la ripone nelle mani di Achille. 
Parla Ettore
A quel punto Ettore dice ad Achille che la sua mira non ha avuto un esito positivo, che lui non può sapere davvero ciò che succederà e che Zeus non vuole la sua morte. Il fatto di averlo dichiarato con tanta abilità era, da parte di Achille, solo un modo per scoraggiarlo. Ettore ribadisce che lui non fuggirà di fronte al suo attacco, ma lo affronterà a viso aperto e, se davvero Achille vorrà ucciderlo, lo dovrà fare mentre anche Ettore lo sta attaccando. Lo esorta ad evitare la lancia che sta per scagliarli addosso e che spera gli si conficchi nel corpo. Dice che se riuscisse ad ucciderlo la guerra sarebbe molto più facile per i Troiani perché lui (Achille) è l'ostacolo maggiore. 
Attacco di Ettore che sbaglia
Mentre parla così, bilancia l'asta e la scaglia, ma questa finisce contro lo scudo di Achille e rimbalza cadendo per terra. Ettore allora si innervosisce perché il lancio si rivela inutile, e, preso dallo sconforto perché non ha più lance, chiama il fratello Deifobo, affinché gli passi un’altra lancia, ma Deifobo non è più accanto a lui. 
Ettore capisce che morirà
Allora Ettore capisce il suo destino interpretato dal fato e gridando dice di non avere più dubbi: gli dei hanno decretato la sua morte. Pensava di aver vicino Deifobo, ma egli è all’interno di Troia e quindi sa che Atena lo ha imbrogliato e che il suo destino è di dover morire perché tutto era già stato stabilito da Zeus e da suo figlio, Apollo, che adesso gli sono nemici mentre un un tempo furono benevoli nei suoi confronti. Sa che la morte lo ha raggiunto, sa che deve morire, ma non ha intenzione di ritirarsi e lotterà fino alla fine così da morire gloriosamente e da essere stimato dai posteri. Dicendo così estrae la spada, che gli pende da dietro al fianco, grande e pesante, e parte di scatto all’attacco, come un’aquila che piomba verso la pianura, attraversando le nuvole buie, per uccidere un giovane agnello o una lepre: in tal modo scattò Ettore, agitando la spada acuminata.
Achille uccide Ettore
Ma anche Achille partì all’attacco, con il cuore selvaggio carico di collera: pose davanti a sé lo scudo bello, decorato, scuotendo la chioma lucente, che Efesto aveva creato fitta attorno al cimiero.
Come la stella procede tra i vari astri durante la notte, Espero, l’astro più lucente del cielo, così luceva la spada del glorioso Achille nella sua mano destra, mentre pensava intensamente a come uccidere Ettore, cercando con gli occhi un punto del suo corpo che fosse scoperto dall’armatura. Le armi bronzee ricoprivano tutto il corpo di Ettore, colui che uccise Patroclo; ma vi era una fessura dove le clavicole dividono le spalle dalla gola e dal collo, e quello è un punto di rapida morte.
Qui Achille lo colpì, la punta dell’asta passò attraverso il morbido collo di Ettore, però non gli tagliò le corde vocali così Ettore poté ancora parlare.
Parla Achille
Achille si vantò dicendo ad Ettore che mentre spogliava Patroclo delle sue armi credeva forse di poter sfuggire da lui, che era lontano sulle navi, ma rimaneva pur sempre il suo difensore. Dice che adesso cani e uccelli lo sbraneranno e lo seppelliranno gli Achei.
Ultimo discorso di Ettore
Ettore, ormai senza forze, lo prega per la sua vita, per sue le ginocchia, per i suoi genitori, di non lasciare che venga sbranato dai cani degli Achei, ma di accettare oro e bronzo senza fine, i doni che gli verranno dati dal padre e dalla nobile madre affinché renda il suo corpo e possa essere bruciato. Ma Achille lo guarda storto e gli intima di non pregarlo per nessun motivo, perché la rabbia e il furore lo spingono a tagliuzzare le carni di Ettore e a divorarle per quello che lui ha compiuto. Ribadisce che nessuno allontanerà dal suo corpo le cagne, per nessun motivo, nemmeno se Priamo offrisse tanto oro quanto pesa. E in questo modo la sua nobile madre non potrà piangere sul suo letto, perché i cani e gli uccelli lo avranno sbranato. 
Allora Ettore risponde che lo sapeva, che non avrebbe potuto convincerlo perché Achille ha un cuore di ferro, senza pietà. Poi lo ammonisce perché forse la sua morte porterà ad Achille l'odio degli dei e quel giorno Paride, guidato da Apollo, lo ucciderà sopra le porte Scee. 
Achille trascina Ettore nella polvere
Mentre dice così, Ettore muore; il suo spirito vola via e scende nell’Ade, rimpiangendo la giovinezza e il vigore. Allora Achille pensò di fare un'offesa al glorioso Ettore: gli forò i tendini dei piedi, dalla caviglia al tallone, ci passò due cinghie, lo legò al cocchio, lasciando la testa ciondolare a terra, e balzato sul cocchio, alzando in alto le armi, li frustò per farli partire: desiderosi di correre, i cavalli quasi volarono. Intorno al corpo trainato si alzò la polvere: i capelli neri si scompigliarono; tutta la testa giaceva in mezzo alla polvere, prima stupenda: allora Zeus lo diede ai nemici, che lo sconciassero nella sua patria.  

mercoledì 22 maggio 2013

PARAFRASI EPISODIO TERSITE E ODISSEO

Gli altri stavano seduti e rimasero al loro posto. Solo Tersite parlava ad alta voce, senza misura, perché aveva dentro tante parole, ma le diceva a caso, per insultare i sovrani: cercando di dire qualcosa che fosse divertente per i Greci. 

Era l'uomo più spregevole che fosse andato ad assediare Troia.
Aveva le gambe storte, era zoppo da un piede, le sue spalle erano curve e rientranti sul petto; il cranio era a pera con pochi capelli. (1) Era molto odiato soprattutto da Achille e da Odisseo, perché parlava sempre di loro ingiuriandoli. 

Quel giorno si mise ad urlare contro il glorioso Agamennonepensando che gli Achei, in cuor loro, ce l'avessero con lui e diceva al figlio di Atreo di non lamentarsi perché la sua tenda era piena di  bottini di guerra e di donne che gli Achei sceglievano per lui dopo l'assedio ad una città. Tersite rinfaccia ad Agamennone la sua sete di oro, (oro) che gli viene portato come riscatto per un figlio fatto prigioniero e gli chiede se abbia voglia di una giovane donna per fare l'amore con lei.

Continua dicendo di non ritenere giusto che, essendo lui il capo, tutti gli Achei debbano trovarsi nei guai e invita i compagni a tornare a casa con le navi e a lasciarlo da solo a godersi i suoi bottini, cosicchè, una volta solo, potrà rendersi conto di quanto utili fossero i suoi compagni. Lo rimprovera di aver offeso anche Achille, uomo migliore di lui, e di avergli strappato il suo premio; continua ricordandogli che è un uomo fortunato perché Achille non gli porta rancore, diversamente non avrebbe più avuto modo di offendere qualcuno.

Dopo le ingiurie di Tersite verso Agamennone, capo supremo degli eserciti, gli si avvicina il glorioso Odisseo guardandolo minaccioso, e lo investe con dure parole dicendogli che le sue frasi sono sconclusionate e, anche se è un bravo oratore, deve smetterla e non osare più offendere i re. Odisseo prosegue dicendo che non c'è uomo più vile di lui, tra quelli andati ad assediare Troia. Gli intima di non osare nemmeno nominare i Re, di non buttar fuori ingiurie e di non desiderare il ritorno: non sanno ancora bene come andranno le cose e  se riusciranno a tornare a casa. Odisseo chiede poi come si può permettere di offendere Agamennone, solamente perché gli eroi greci gli fanno dei regali. Infine lo minaccia dicendo che se dovesse accorgersi ancora di un suo comportamento dissennato, lo acciufferà, lo spoglierà delle vesti, del mantello e della tunica che gli ricopre le parti intime e lo rimanderà piangente alle navi.

Dopo aver detto questo, gli percuote con lo scettro le spalle ed il petto, e Tersite si contorce per il male;  gli cade una grossa lacrima e un livido affiora a causa dei colpi; poi si siede spaventato e dolorante asciugandosi le lacrime.
Gli altri si mettono a ridere di cuore per questa cosa, nonostante siano dispiaciuti, e si dicono l'un l'altro che  Odisseo ha fatto mille cose belle, dando buoni consigli e primeggiando in guerra; ma questa è stata in assoluto la migliore, cioè aver zittito quel villano arrogante.
Sono sicuri che Tersite non oserà mai più offendere i re.

NOTE: il discorso diretto è stato trasformato in indiretto. 
1)Descrizione fisica di Tersite