lunedì 26 dicembre 2016

LE METAMORFOSI DI OVIDIO RIASSUNTO

Poema in esametri in 15 libri (12.000 versi).
Nel proemio comunica il progetto di cimentarsi con l'epica. Non è epos eroico, ma mitologico--> si capisce dalla volontà di seguire l'ordine cronologico: cioè dall'inizio dei tempi alla sua epoca. 
L'epos eroico narra una vicenda unitaria (ad esempio l'Iliade), racchiusa in un tempo limitato. 
Epos mitologico=narra le vicende degli dei seguendo le età e le generazioni.

Modello
Teogonia di Esiodo. Nella cultura latina non ci sono esempi di epos mitologico prima di Ovidio.

Contenuti
Narra circa 250 miti--> parte dal racconto del Caos primitivo, poi introduce miti e leggende riguardanti gli astri, le fonti, le piante e gli animali fino a giungere all’uomo.

Struttura
In pratica nelle Metamorfosi si trova tutta la storia mitica del mondo, ma riorganizzata in una serie di racconti, il cui criterio generale di compilazione segue l’ordine cronologico, ma che viene molto spesso variato da Ovidio con l’introduzione di eventi anteriori o posteriori al fatto narrato, o con collegamenti tra le storie in base a rapporti familiari piuttosto che secondo affinità o diversità.
Ogni episodio/scena è un'unità a sé, connessa con le altre in modo non narrativo, ma sciolto e naturale.

Racconto nel racconto
Usa questa tecnica inserendo un racconto in quello principale e i personaggi narrati diventano narranti.

Metamorfosi
Ciò che unisce tutti questi episodi è la metamorfosi--> principio unificatore in un poema ricchissimo di materiale.

Fortuna dell'opera
Prima di abbandonare Roma Ovidio bruciò il manoscritto delle Metamorfosi perché lo riteneva imperfetto. Quando era a Tomi, però, incaricò un amico che ne possedeva una copia di pubblicarla. Nonostante questo l'opera non ebbe grande fortuna nell'immediato e rimase poco conosciuta fino a dopo l'anno 1000, quando tornarono alla luce alcune copie conservate dagli Arabi in Spagna. Fu proprio grazie alle Metamorfosi che gli occidentali riscoprirono la mitologia greca e l'opera ebbe da allora una grande importanza a livello culturale, tanto da ispirare scrittori come Ariosto, Shakespeare, Goethe, D'Annunzio. 

domenica 18 dicembre 2016

RICERCA SUL CRISTIANESIMO

Il Cristianesimo è una delle religioni più importanti del mondo, diffusa soprattutto in Europa e in America del Sud.
Il credo cristiano è incentrato sulla figura di Gesù, maestro e predicatore vissuto in Palestina nel primo secolo. La fonte più importante riguardo la storia del Cristianesimo proviene dai Vangeli, che furono scritti tra i 20 e i 100 anni dopo la morte di Gesù.
Secondo i Vangeli Gesù nacque da una famiglia molto umile e fin da bambino mostrò doti speciali, iniziando molto presto a predicare l'amore per Dio e per il prossimo.
In giovane età raccolse attorno a sé 12 apostoli e via via sempre più seguaci che ebbero piena fede in lui, credendolo il Messia (Cristo, appunto).
La sua crescente popolarità fra le masse fu vista come pericolosa sia dagli Ebrei che dai Romani (che all'epoca governavano le zone dove Gesù predicava) al punto che venne catturato e condannato a morte per crocifissione.
Sempre secondo i Vangeli, Gesù risorse tre giorni dopo la morte e questo "servì" alla religione cristiana come prova del perdono dei peccati e di una vita successiva alla morte terrena.

Testi sacri del Cristianesimo
Il testo sacro della religione cristiana è la Bibbia che è formata da 2 libri: Antico e Nuovo Testamento
Il Nuovo Testamento a sua volta è composto da 27 libri tra cui: i 4 Vangeli (secondo Marco, Matteo, Luca e Giovanni), gli Atti degli Apostoli, le Lettere di San Paolo, l'Apocalisse (di Giovanni), etc.

Diffusione del Cristianesimo 
Nel corso dei secoli la religione cristiana, oltre ad essersi diffusa moltissimo in tutto il mondo, ha subito anche alcuni cambiamenti interni, dividendosi in 3 "rami" principali:
Religione Romano-Cattolica--> che rappresenta la continuazione del nucleo religioso originario ed è capeggiata dal Papa.
Religione Cristiano-Ortodossa--> Nel 1054 il Patriarca di Costantinopoli e il Papa di Roma si scomunicarono a vicenda: questo provocò una scissione all'interno della Chiesa che diede origine alla religione Ortodossa (che include la Chiesa Russo Ortodossa e quella Greco Ortodossa, più altre confessioni minori). La religione Ortodossa differisce da quella Cattolica per il fatto che non riconosce nel Papa il suo capo supremo, per l'importanza che attribuisce alle icone e per la data in cui viene celebrata la Pasqua (la chiesa ortodossa segue il calendario giuliano, mentre quella cattolica il calendario gregoriano).
Protestantesimo--> si diffuse nel 1500 a seguito della Riforma operata da Martin Lutero in Germania. I protestanti non riconoscono l'autorità papale, rifiutano molti sacramenti e tradizioni che invece il cattolicesimo professa ed enfatizzano l'importanza della lettura dei Testi Sacri.
Il Protestantesimo abbraccia molti "sottogruppi" come i Battisti, i Metodisti, gli Episcopali, i Presbiteriani, gli Evangelici, etc.
Il culto viene praticato in modo diverso da tutte queste confessioni, ma mantiene alcuni tratti comuni come la funzione religiosa domenicale, la preghiera privata e in assemblea, il sacramento del Battesimo e dell'Eucarestia.

Feste del Cristianesimo
Tra le feste più importanti della Religione Cristiana figura sicuramente la Pasqua, che celebra la resurrezione di Cristo e che è immediatamente preceduta dalla Settimana Santa, che include la Domenica delle Palme, il Giovedì e il Venerdì Santo.
I 40 giorni che precedono la Pasqua sono chiamati "Quaresima", un periodo di penitenza in preparazione alla Pasqua.
Un'altra festa molto importante è il 25 Dicembre, quando si celebra la nascita di Gesù (nella Chiesa Ortodossa Natale si festeggia il 6 Gennaio).

Il Cristianesimo nella storia
Dopo essere stato fortemente osteggiato dall'Impero Romano (che attuò persecuzioni di ogni tipo verso i credenti), il Cristianesimo ottenne di poter essere professato nel 313 d.C, quando l'imperatore Costantino emanò l'Editto di Milano con cui concedeva libertà di culto anche ai cristiani.
Dopo essere diventata la religione ufficiale dell'impero il Cristianesimo si diffuse in tutta Europa, in opposizione ai culti barbari e pagani che ancora venivano praticati dalle popolazioni meno civilizzate.
Durante l'Alto Medioevo la religione cristiana fu fortemente sostenuta da Papi e Imperatori che insieme diedero vita al Sacro Romano Impero.
Ci furono poi le Crociate, guerre volute dai Papi per difendere il Cristianesimo dal crescente potere dell'Islam.
Con le grandi scoperte geografiche la religione cristiana arrivò anche nelle Americhe, diventando così la religione più praticata al mondo.
Nel 1400 la Chiesa visse una profonda crisi morale e spirituale che si manifestava con atteggiamenti corrotti e contrari alla dottrina originaria. Tutto ciò condusse alla nascita della Riforma Luterana e quindi del Protestantesimo.
La Controriforma, stabilita nel Concilio di Trento (1545-1563) portò ad un nuovo periodo buio della Chiesa Cattolica, caratterizzato dall'acuirsi della lotta verso le eresie (già attiva dall'epoca medioevale).
L'epoca successiva (1600) vide lo scontro fra cattolici e protestanti in molti paesi europei (Francia e Inghilterra soprattutto). Tutto ciò portò alla fine dell'egemonia della religione cattolica in Europa e al definitivo affermarsi del culto protestante in alcune nazioni.
Oggi si stima che i cristiani nel mondo siano poco meno di 2 miliardi, di cui un miliardo circa di cattolici, 720 milioni tra protestanti e anglicani e 220 milioni di ortodossi.

Simboli principali del Cristianesimo



 colomba con ramoscello d'olivo=pace






monogramma di Cristo (Chi Ro) con alfa e omega=principio e fine di tutto





 ichtus=pesce (originariamente era un segno di riconoscimento fra seguaci di Gesù). E' anche un acronimo--> le lettere iniziali della parola greca formerebbero questa frase
Iesùs CHristòs THeù HYiòs Sotèr) »
« Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore »




la croce= è il simbolo più famoso del Cristianesimo, rievoca il sacrificio di Gesù morto per la salvezza degli uomini




l'agnello= sacrificio di Gesù sulla croce





l'àncora= la saldezza della fede e la speranza nella salvezza (Cristo è il porto sicuro per i cristiani, l'àncora della salvezza)

giovedì 15 dicembre 2016

TRAMA TURANDOT IN BREVE

Trama breve dell'opera Turandot di Giacomo Puccini


Atto I
Siamo a Pechino, dove un editto annuncia che la principessa Turandot, figlia dell'imperatore Altoum, sposerà il primo uomo di sangue reale che riuscirà a risolvere 3 indovinelli da lei proposti.
Chi sbaglia verrà decapitato.
Tutti quelli che ci hanno provato sono stati uccisi e le loro teste infilzate su pali.
La folla assiste in delirio: vorrebbe altro sangue, ma si impietosisce quando è il Principe di Persia ad essere condannato a morte e ne chiede la grazia alla crudele principessa.
Mescolato alla folla vi è anche Calaf, figlio del vecchio re tartaro Timur, insieme alla giovane schiava Liù. Calaf vorrebbe incontrare Turandot per maledirla, ma quando la vede rimane incantato dalla sua bellezza e decide di farla sua. Mentre Liù e i ministri dell'imperatore, Ping, Pong e Pang, cercano di dissuaderlo, Calaf corre a suonare il gong che indica che un nuovo sfidante tenterà di risolvere gli enigmi.

Atto II
Mentre la folla attende la nuova sfida, l'imperatore Altoum cerca invano di convincere Calaf a desistere dal suo proposito.
Poi appare Turandot, bellissima e meravigliosamente vestita, che propone i 3 indovinelli.
Calaf riesce a risolverli, ma la principessa non vuole diventare sua sposa e chiede al padre di impedirlo. L'imperatore non intende rimangiarsi la parola ed è Calaf  a sollevarli dall'impiccio proponendo un patto: se la principessa riuscirà a scoprire il suo nome prima dell'alba, ella sarà libera dal suo impegno e lui verrà condannato a morte.

Atto III
Turandot ordina che nessuno vada a dormire ("Nessun dorma") prima di avere scoperto il nome dello straniero.
Quando Timur e Liù vengono catturati, Turandot viene chiamata per assistere alla rivelazione del nome.
La schiava viene torturata, ma non parla e Turandot le chiede cosa le dia la forza di resistere a tanto dolore. Liù spiega che è l'amore a sostenerla; poi, per paura di rivelare il nome di Calaf, si uccide con un pugnale.
Timur piange disperato e la folla porta via il corpo della giovane schiava.
Rimasti soli, Turandot e Calaf si confessano il reciproco amore e si baciano.
All'alba Calaf  rivela il suo nome, affidando così la propria vita alla principessa.
Nell'ultima scena i due giovani compaiono davanti all'Imperatore e Turandot dichiara di aver saputo finalmente il nome dello straniero: egli si chiama Amore.

lunedì 12 dicembre 2016

RIASSUNTO PRIMO LIBRO ILIADE

Crise, sacerdote di Apollo, si reca all'accampamento acheo per farsi restituire la figlia Criseide, rapita da Agamennone e da lui tenuta come concubina.
Agamennone però rifiuta e intima al vecchio di non farsi vedere mai più.
Crise, infuriato, scongiura Apollo di punire gli Achei per il grave affronto e il dio, ascoltate le sue preghiere, colpisce gli Achei con una terribile pestilenza che uccide moltissimi soldati.
Dopo dieci giorni di lutti,  Achille riunisce i suoi uomini e chiede all'indovino Calcante la ragione per cui Apollo è tanto infuriato con loro.
Calcante spiega che è stato proprio il maltrattamento di Crise da parte di Agamennone a scatenare l'ira del dio. A sentire questo Agamennone si infuria con Calcante, accusandolo di dargli solo vaticini funesti, ma si intromette Achille che inizia un diverbio con Agamennone.
Dopo un lungo litigio fra i due, Agamennone acconsente a restituire Criseide, ma, non volendo restare senza una donna, decide di prendersi Briseide, schiava di Achille.
Il ratto di Criseide - Sebastiano Ricci
Achille a questo punto è infuriato: sfodera la spada e sta per lanciarsi contro Agamennone, ma interviene Atena, che, avendo a cuore entrambi gli eroi, ferma la sua mano facendolo ragionare e dicendogli che un giorno molto vicino, per riparare a quella grave offesa, gli sarebbero stati offerti doni tre volte superiori a quanto ora sottratto.
Achille, seppur a malincuore, obbedisce e poi, rinfoderata la spada, offende Agamennone annunciando che, finché non gli fosse stato riparato quel torto, lui non avrebbe combattuto più al suo fianco.
Agamennone ordina a Odisseo di riportare Criseide dal padre e manda a prendere Briseide presso la tenda di Achille. L'eroe, vedendo la sua donna venir portata via a forza, scoppia a piangere e invoca la madre Teti a cui chiede di andare da Zeus perché gli venga reso l’onore dovuto.
La madre promette che quando gli dei torneranno all’Olimpo andrà da Zeus e lo pregherà di esaudire la sua preghiera.
Intanto parte la spedizione di Odisseo presso Crise. Il vecchio sacerdote offre un lauto banchetto per festeggiare il ritorno della figlia e promette di chiedere ad Apollo di far cessare la strage degli Achei.
Dopo 12 giorni gli Dei tornano finalmente all'Olimpo e Teti sale da Zeus pregandolo di far vincere i Troiani fino a quando gli Achei non avessero rimediato al torto subito dal figlio.
Era, moglie di Zeus, è preoccupata per il destino degli Achei e domanda irata quali piani stiano tramando i due, ma Zeus la mette a tacere bruscamente.
Gli animi dei partecipanti al banchetto vengono rasserenati poi dalle parole di Efesto.
Gli dei festeggiano fino a sera e poi tornano ognuno alla propria dimora.

venerdì 9 dicembre 2016

RIASSUNTO IL CONVIVIO DI DANTE

Scritto tra il 1304 e il 1307, è frutto degli studi filosofici del poeta.

Struttura
Nelle intenzioni di Dante, doveva essere una sorta di enciclopedia, composta da 15 trattati con lo scopo di difendersi dalle accuse che lo avevano portato all'esilio.
Questi trattati dovevano essere dei commenti ad altrettante canzoni (un po' come il prosimetro nella Vita Nova), ma l'opera non fu terminata --> Dante scrisse solo 4 trattati: quello introduttivo e il commento alle 3 canzoni Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete, Amor che ne la mente mi ragiona e Le dolci rime d'amor ch'i' solìa

Lingua
L'opera NON è scritta in latino (lingua normalmente usata nelle opere d'insegnamento come questa), ma in volgare (lingua di cui Dante pronuncia anche un'esaltazione).

Pubblico [argomento del primo trattato]

Nonostante l'uso della lingua volgare non bisogna pensare che l'opera fosse destinata ad un pubblico "popolare" o comunque non colto.
Dante mira ad un pubblico nobile (anche femminile!), ma non solo nobile per nascita, ma anche e soprattutto nello spirito: un pubblico che ami la cultura in forma disinteressata, senza scopo di lucro (come ad esempio faceva la nuova borghesia mercantile che secondo lui era avida e corrotta).
Il pubblico a cui Dante si rivolge dovrà essere, secondo lui, la nuova classe dirigente- al posto della borghesia, appunto.

Prosa
La prosa del Convivio non è una prosa lirica, poetica come quella della Vita Nova--> ma è una prosa più "tesa", robusta, adatta all'argomentazione e al ragionamento.
Il Convivio è il primo esempio di prosa italiana in volgare.

Differenze Convivio - Vita Nova

  • La Vita Nova è un'opera giovanile 
  • Il Convivio è opera della maturità di Dante
  • L'amore nel Convivio non è più rivolto ad una donna specifica (come era Beatrice nella Vita Nova), bensì è un amore verso la conoscenza e il sapere. 




mercoledì 7 dicembre 2016

SPIEGAZIONE CAPITOLO 25 IL PRINCIPE DI MACHIAVELLI

Il capitolo XXV del Principe di Machiavelli è incentrato sul tema della Fortuna e del Libero Arbitrio.
Secondo Machiavelli l'uomo deve saper cogliere le occasioni che la Fortuna gli offre e poi saperle sfruttare a proprio vantaggio. Anche partendo da una situazione potenzialmente negativa si può arrivare a qualcosa di positivo.
Machiavelli si rifiuta di credere che la volontà dell'uomo sia completamente governata dalla
Fortuna---> l'uomo deve saper prevedere (in tempi di quiete) ciò che potrà un giorno accadere (in giorni di tempesta) e quindi prendere rimedi in anticipo--> similitudine del fiume---> prevedere in tempo i pericoli e le situazioni che potranno verificarsi è come costruire un argine lungo il fiume per prevenire l'inondazione della città.
La Fortuna, quindi, governa sì la vita dell'uomo, ma a metà, insieme al Libero Arbitrio che diventa uno strumento potentissimo se usato in maniera saggia, cioè adeguandosi al momento che si sta vivendo e cambiando di volta in volta il modo di agire.
In sostanza Machiavelli sostiene che il Principe manterrà a lungo il suo potere se saprà di volta in volta adeguare il suo comportamento alla situazione che si troverà davanti: quindi una volta dovrà essere prudente, una volta temerario, una volta violento, una volta paziente.. solo così riuscirà nel suo governo---> agendo sempre e solo con prudenza o sempre e solo con temerarietà non potrà far fronte agli imprevedibili rivolgimenti della Fortuna.


Parafrasi del Capitolo XXV

So bene che molti ritengono che le cose del mondo siano governate da Dio e dalla Fortuna, e che gli uomini con le loro azioni non possano opporvisi in alcun modo; per questa convinzione molti pensano che non valga la pena affannarsi nelle cose, ma lasciano che sia la sorte a dirigere tutto.
Questa convinzione è dovuta anche a tutto ciò che di brutto è accaduto nei nostri tempi e che, qualche volta, ha permesso che anche io credessi che non si potesse agire diversamente.
Nonostante questo ritengo che la Fortuna diriga solo metà delle nostre azioni e che l'altra metà sia lasciata al Libero Arbitrio.  
Io paragono la Fortuna ad uno di quei fiumi che quando si ingrossano fanno tracimare le loro acque invadendo pianure e città: tutti scappano davanti alla piena del fiume, senza cercare di fermarla in qualche modo. E pur sapendo che il fiume potrà tracimare ancora, nessuno si adopera per costruire un argine che possa un domani arrestare la piena.
Allo stesso modo si comporta la Fortuna, che agisce e sconvolge la vita di quegli uomini che non si sono preparati a resistere alla sua potenza.
E, se ci pensate, vedrete bene che l'Italia è proprio questa campagna senza argini, sconvolta da lotte interne e invasioni come invece non è accaduto a Spagna, Francia o Germania che erano preparate al peggio.
Tornando a casi minori, a volte si vedono Principi che governano felicemente e subito dopo cadono in disgrazia senza che abbiano fatto nulla di rilevante: io credo proprio che ciò accada perché coloro si sono unicamente affidati alla Fortuna, e come essa è cambiata, è cambiato anche la loro condizione.
Il Principe che governa meglio è quello che adegua il suo modo di governare al tempo che sta vivendo, mentre chi non capisce il periodo storico in cui vive è destinato a fallire.
I Principi arrivano alla gloria e al potere in modi diversi: c'è chi lo fa pazientemente, con prudenza e accortezza e chi lo fa con impeto e violenza, desideroso di avere subito tutto.
E fra loro c'è chi riesce a mantenere a lungo il potere e chi invece lo perde in fretta.
Bisogna saper capire quando è tempo di agire con prudenza e quando invece con impeto, quando avere pazienza e attendere e quando invece agire subito di corsa. 
Questo è il Principe che manterrà il potere: perché sa adeguarsi, di volta in volta, alla situazione che ha davanti. Agendo solo con prudenza o solo con impeto non si otterranno i risultati voluti.
Papa Giulio II governò solo con impeto, e fu fortunato perché il momento andava affrontato con rapidità. Ad esempio l'impresa di Bologna: quando i Veneziani temporeggiarono per paura e gli Spagnoli per riuscire a ottenere il Regno di Napoli, lasciarono entrambi campo libero al Papa che riuscì appunto a riprendersi il governo della città di Bologna, alleandosi con i Francesi contro la Repubblica di Venezia. A Giulio II andò tutto bene, nel modo che aveva previsto anche perché la sua breve vita non diede tempo di verificare se davvero egli operò nel modo migliore.
Concludo dicendo che per governare la Fortuna bisogna che gli uomini si adattino agli eventi senza rimanere troppo legati alle proprie inclinazioni, perché la Fortuna è donna e per vincerla bisogna essere temerari, coraggiosi e poco rispettosi proprio come sono i giovani.


lunedì 5 dicembre 2016

RIASSUNTO VIRGILIO

Publio Virgilio Marone nacque vicino a Mantova nel 70 a.C. da piccoli proprietari terrieri.
Studiò a Cremona, Napoli e Roma. Trascorse una vita quasi del tutto ritirata, dedicandosi all'attività letteraria.
Prima opera pubblicata nel 38 a.C. --> le Bucoliche--> ebbero grande successo.
Fu grazie a questa opera che Virgilio venne notato da Mecenate e chiamato a far parte del suo circolo.
La seconda opera di Virgilio, le Georgiche, è proprio dedicata a Mecenate e fu composta tra il 36 e il 29 a.C (7 anni).
Nel frattempo aveva già iniziato a scrivere l'Eneide--> la composizione durò per 11 anni (gli ultimi della sua vita).
Dopo essere partito per la Grecia, incontrò Augusto ad Atene e tornò con lui in Italia.
Si ammala durante il viaggio e muore dopo essere sbarcato a Brindisi il 21 Settembre del 19 a.C.
Fu sepolto a Napoli, da cui i suoi resti scomparvero in età medioevale.
Pur avendo lasciato detto di non volere che l'Eneide e altri suoi scritti parzialmente incompiuti venissero pubblicati, l'imperatore Augusto decise comunque di pubblicare l'Eneide che divenne così il poema celebrativo dell'Impero Romano.



La figura di Virgilio in Dante

Trama Eneide


domenica 4 dicembre 2016

COME SI USANO GLI AVVERBI DI FREQUENZA IN INGLESE

Alcune semplici regole per imparare la posizione degli avverbi di frequenza inglesi.
A questa pagina potete trovare anche uno schema.


REGOLE

1) Gli avverbi di frequenza ci dicono quanto spesso accade una cosa--->

  • always (sempre)                      
  • usually (di solito, solitamente) 
  • often (spesso)                           
  • sometimes (a volte)                  
  • rarely (raramente)                    
  • seldom (poche volte)              
  • never (mai)

2) Posizione dell'avverbio---> 
  • se c'è il verbo to be, l'avverbio di frequenza va messo dopo (I am always hungry)
  • se c'è qualunque altro verbo, l'avverbio di frequenza va messo prima (I never read books)
  • se il verbo è un tempo composto (has written) di solito l'avverbio di frequenza va nel mezzo (She has never written a book)


ESERCITAZIONE

Scegli l'alternativa corretta e controlla la soluzione cliccando sul pulsante

1) My brother often goes / goes often to the gym 


2) Grace is always / always is in late for classes


3) I rarely arrive  /  arrive rarely on time


4) She usually walks / walks usually to work


5) His father goes never /never goes to London


6) My dentist often is /is often kind with me



7) Paula has never been / never has been in Rome






martedì 29 novembre 2016

PARAFRASI SOLCATA HO LA FRONTE UGO FOSCOLO

Parafrasi e figure retoriche della poesia di Ugo Foscolo "Solcata ho la fronte"


Solcata ho fronte, occhi incavati intenti;
Crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto;
Labbro tumido acceso, e tersi denti,
Capo chino, bel collo, e largo petto;

Giuste membra, vestir semplice eletto;
Ratti i passi, i pensier, gli atti, gli accenti,
Sobrio, umano, leal, prodigo, schietto;
Avverso al mondo, avversi a me gli eventi.

Talor di lingua, e spesso di man prode;
Mesto i più giorni e solo, ognor pensoso,
Pronto, iracondo, inquieto, tenace:

Di vizi ricco e di virtù, do lode
Alla ragion, ma corro ove al cor piace:
Morte sol mi darà fama e riposo.




Parafrasi
Ho la fronte rugosa, gli occhi infossati e penetranti,
capelli rossicci, guance pallide, aspetto fiero,
labbra grosse, di colore acceso e denti bianchi,
il capo chino, un bel collo, il petto ampio;
braccia proporzionate, abiti semplici, ma eleganti;
la camminata veloce, così come i pensieri, i gesti e le parole;
semplice, umano, leale, generoso, sincero;
in aperto contrasto col mondo come il mondo lo è con me;
valoroso sia nello scontro verbale che in quello fisico;
malinconico e solo per la maggior parte del tempo, sempre pensieroso,
pronto, facile all'ira, inquieto, tenace;
dotato sia di vizi che di virtù, seguo la ragione,
ma poi agisco secondo ciò che mi dice il cuore.
Solo la morte potrà darmi fama e riposo.


Forma metrica
E' un sonetto (2 quartine, 2 terzine) di endecasillabi che rimano ABAB  BABA  CDE  CED

Figure retoriche
Anastrofe= v. 1 "Solcata ho fronte" ; v. 10 "Mesto i più giorni e solo" (invece che mesto e solo i più giorni)
Sineddoche= v. 2 "emunte guance"
Ossimoro= v. 5 "semplice eletto"
Parallelismo=v. 9 "talor...spesso"
Latinismi= intento, eletto, umano (concetto di humanitas)
Enumerazione= praticamente tutta la poesia
Enjambement= vv. 13-14 "do lode/alla ragion" sottolinea il conflitto tra istinto e razionalità
Climax=v. 7 "Sobrio, umano, leal, prodigo, schietto" e v. 11 "Pronto, iracondo, inquieto, tenace:"




domenica 27 novembre 2016

OVIDIO RIASSUNTO VITA E OPERE

Vita
Publio Ovidio Nasone nasce a Sulmona (oggi Abruzzo) nel 43 a.C da una famiglia equestre (ceto ricco). Frequenta scuole rinomate sia a Roma che in Grecia, inizia la carriera politica e poi si dedica totalmente alla vita letteraria.
Entra nel circolo di Messalla Corvino e inizia a pubblicare i suoi scritti ottenendo subito grande successo.

Opere età giovanile
Amores (20 a.C.)--> raccolta di elegie erotiche, prima erano 5 libri, ora ne sono rimasti 3
Heroides (15 a.C)---> filone erotico-mitologico (sono lettere d'amore)
Ars Amatoria (1 a.C - 1 d.C)--> 3 libri, poesia didascalica, Ovidio si fa maestro di erotismo.

Opere della maturità
Dall'1 all'8 d.C Ovidio si dedica ad opere più impegnate--> scrive i Fasti, opera eziologica di argomento romano e le Metamorfosi, poema epico-mitologico non pienamente concluso--> perché?.
Perché Ovidio viene colpito da relegatio e inviato a Tomi sul Mar Nero. I motivi della relegatio non sono ancora oggi chiarissimi: Ovidio nelle sue opere di quel periodo parla di 2 colpe: una poesia e un errore. Per la poesia si può pensare all'Ars Amatoria che aveva contenuti ritenuti osceni, ma per l'errore si sono fatte varie ipotesi. La più probabile è che il poeta abbia avuto una relazione con Giulia, figlia dell'Imperatore Ottaviano Augusto (anche Giulia fu allontanata da Roma e mandata alle isole Tremiti).
Ovidio rimase a Tomi per 10 anni, cioè fino alla sua morte avvenuta nel 18 d.C. Non venne mai perdonato e fatto rientrare a Roma, nonostante abbia più volte chiesto la riammissione sia in lettere private (Epistulae ex Ponto) che nelle opere di quel periodo (i Tristia).

Opere minori
Ibis--> poemetto in distici
Medea--> opera perduta
Halieutica--> incerta l'attribuzione



giovedì 24 novembre 2016

RIASSUNTO IL PRINCIPE DI MACHIAVELLI

La data di composizione dell'opera è incerta, forse tra il luglio e il dicembre del 1513.
Sicuramente posteriore è la dedica a Lorenzo de' Medici (1515/1516) e il capitolo finale.

I precedenti
Già nel Medioevo c'erano stati tentativi di definire le caratteristiche che doveva avere un principe, ancora di più questo si verificò nel '400 con l'affermarsi delle Signorie. Lavori come "De Vero Principe" di Battista Platina o "De principe liber" di Giovanni Pontano testimoniano questa tendenza.
Machiavelli da un lato si riallaccia a questa tradizione e dall'altra la rovescia--> Machiavelli non si propone di scrivere le virtù ideali che un Principe dovrebbe avere (clemenza, mitezza, giustizia, fedeltà alla parola data) come avevano fatto i suoi predecessori, ma propone al Principe dei mezzi che possono garantirgli la conquista e il mantenimento del potere. Se le esigenze lo richiedono, dunque, il Principe potrà essere anche non buono, crudele, bugiardo, etc.

Struttura e contenuti del Principe
E' un'opera abbastanza breve: 26 capitoli, con titoli in latino.
Può essere divisa in 6 sezioni-->

  1. capitoli I-XI: Machiavelli illustra vari tipi di principato e i mezzi per conquistarli e mantenerli. Ci sono principati ereditari e altri che possono essere nuovi-->questi ultimi possono essere conquistati o con le virtù, o con le armi proprie, con la fortuna o con le armi altrui. Parla anche di coloro che ottengono il potere con la scelleratezza--> la crudeltà può essere usata bene (e può portare a vantaggi per i sudditi) o essere usata male (e può portare vantaggi solo per il sovrano). Si parla anche dei principati ecclesiastici in cui l'autorità è di tipo religioso.

  2. capitoli XII-XIV: qui tratta delle milizie--> secondo Machiavelli non andavano bene gli eserciti mercenari che allora c'erano in Italia, perché secondo lui combattendo solo per denaro erano causa di debolezza e sconfitta. Per lui la forza di uno stato consisteva proprio nell'avere un esercito forte, costituito dai cittadini armati che combattessero quindi per i propri interessi. 

  3. capitoli XV-XXIII: atteggiamento del principe nei confronti dei sudditi

  4. capitolo XXIV: cause per cui i principi italiani hanno perso i loro stati--> è stato a causa dell'ignavia (indolenza) dei principi, che non hanno saputo prevedere la tempesta futura. 

  5. capitolo XXV: rapporto fra virtù e fortuna--> il politico deve essere in grado di far fronte ai rivolgimenti improvvisi della fortuna

  6. capitolo XXVI: esortazione ad un principe nuovo che sappia porsi a capo del popolo italiano e lo liberi "dai barbari".



martedì 22 novembre 2016

POETICA DEL PASCOLI IN BREVE

Non è possibile comprendere la poetica del Pascoli senza legarla ad alcuni episodi della sua vita che influenzarono profondamente la sua sensibilità e le tematiche della sua opera.

Momenti chiave

Uccisione del padre
Oltre al dolore, questa morte significò anche un abbassamento del livello economico familiare.
Poi ci furono altri lutti nella vita del Pascoli: morì la mamma, la sorella, due fratelli... Tutto questo portò ad una disgregazione dell'unità familiare.
Pascoli potè continuare a studiare grazie all'interessamento di un professore e fu ancora, per qualche anno, un ragazzo sereno.
Il punto di svolta è sicuramente rappresentato dalla detenzione nel carcere di Bologna dove venne rinchiuso per aver partecipato ad una manifestazione socialista (questa esperienza causò anche il suo rifiuto pressoché totale verso l'impegno politico)

Temi dominanti

Vita agreste
Seppur Pascoli visse quasi sempre in città (Bologna, Firenze, Messina) e in esse studiò, lavorò, etc. non vi si integrò mai realmente. Egli rimase sempre legato al mondo dell'infanzia, alla tenuta del padre in Romagna dove nacque e crebbe felicemente nei primi anni della sua vita.
La campagna è il luogo dove risiedono i valori culturali  e morali, secondo Pascoli; è il luogo a cui ha sempre desiderato tornare. Non bisogna però pensare che in lui ci fu una polemica fra campagna e città, perché la città non venne mai toccata o considerata dalla sua poesia.
I lavori poetici che meglio racchiudono la poetica pascoliana sono le raccolte "Myricae" e i "Canti di Castelvecchio" (in Toscana, dove si ritirò a vivere).

Il fanciullino
La poesia per Pascoli è la capacità di stupirsi, che è tipica del mondo infantile-->ne consegue che la poesia non scaturisce dalla ragione, ma dalla purezza, dal candore che sono tipici dei bambini e che, inconsciamente, sopravvivono anche nell'uomo adulto, anche se non ce ne accorgiamo, perché siamo troppo presi da altre preoccupazioni, che ci distraggono e non ci permettono più di sentire quella voce di fanciullo che è dentro di noi.
E' compito del poeta scoprire e rivelare agli uomini l'ignoto mistero della vita--> ascoltando appunto la voce del fanciullo--> una voce intuitiva, irrazionale, spontanea.



Concezione della storia
Per Pascoli la storia non è rilevante: la poesia vive fuori dal tempo. Ciò significa che, pur essendo la componente autobiografica molto presente nella sua opera, i riferimenti non sono mai precisi o dettagliati, ma rimangono generali per dare un valore universale all'esperienza personale del poeta.



Il nido
La serenità familiare, gli affetti domestici,  creano quel "nido", quel luogo di protezione e sicurezza,  che Pascoli cercò sempre di ricostruire e dove si rifugiava, attraverso la memoria e il sogno.

La morte
E' il tema che permea praticamente tutta la sua poesia.

Il mistero della vita
Pascoli rifiutava il Positivismo perché non poteva dare spiegazioni agli uomini sul mistero della vita e, in più, tolse anche quella felicità, quella speranza che derivava dalla fede religiosa.
Il mondo, quindi, è un mistero in cui prevalgono il dolore, il male, la morte. Questo male, per Pascoli, non proviene dalla natura (come in Leopardi, ad esempio), ma dagli uomini stessi che il poeta invita alla fraternità.

Concezione della poesia e linguaggio
Per Pascoli la poesia è trascrizione immediata e ricca di emozioni, di suggestioni irrazionali colte nell'ambiente circostante--> per questo il poeta ha bisogno di un linguaggio nuovo, simbolico, che riveli ciò che è "sotto" la superficie e l'apparenza delle cose banali e quotidiane.


sabato 19 novembre 2016

VITA CALVINO IN BREVE

Italo Calvino nasce a Cuba nel 1923 dove i genitori, entrambi studiosi di botanica, si trovano per lavoro. Sempre per motivi di lavoro, nel 1925, la famiglia si trasferisce a Sanremo, dove Calvino trascorre un'infanzia e un'adolescenza serena.
Finito il liceo, si iscrive alla facoltà di Agraria di Torino, più per tradizione familiare che per vera passione.
Luzzati per Italo Calvino
Dopo l'8 Settembre 1943, interrompe l'università per sfuggire all'arruolamento forzato e si unisce ai partigiani della Brigata Garibaldi, con cui partecipa alla lotta anti-fascista nelle Alpi Marittime.
In questo contesto matura il suo primo vero romanzo, "Il Sentiero dei Nidi di Ragno" che sarà pubblicato nel 1947.
Alla fine della guerra aderisce al Partito Comunista e, nel 1947, si laurea in Lettere sempre a Torino con una tesi su Joseph Conrad.
Inizia poi una collaborazione con la casa editrice Einaudi che lo porta ad recarsi frequentemente a Roma dove entra in contatto con letterati e intellettuali del calibro di Natalia Ginzburg, Elio Vittorini e Norberto Bobbio.
Nel 1950 è colpito da un grande dolore: il suicidio di Cesare Pavese, conosciuto negli anni dell'università, lo getta nel rammarico di non aver saputo comprendere il dramma che l'amico stava vivendo.
Nel 1951 si reca in Unione Sovietica; da questo viaggio nasce una sorta di diario pubblicato col titolo di "Taccuino di viaggio nell’Unione Sovietica", da cui emerge un'immagine quantomeno parziale del paese, senza che Calvino evidenzi mai una critica o un aspetto negativo del regime di Stalin allora vigente.
Nel 1952 esce "Il Visconte Dimezzato".
Dal 1959 al 1966 fonda e dirige, insieme ad Elio Vittorini, la rivista "Menabò di Letteratura".
Nel 1956 scrive "Fiabe Italiane" e nel 1960 pubblica "Il Barone Rampante".
Nel 1964 dà alle stampe "Marcovaldo" e, sempre nello stesso anno, sposa a Cuba Esther Judith Singer, da cui avrà una figlia, Giovanna.
Nel 1967 si trasferisce con la famiglia a Parigi da dove continuerà a collaborare con case editrici e riviste italiane, e dove entra in contatto con gli ambienti artistici e culturali europei più all'avanguardia.
Escono nel 1972 "Le Città invisibili".
Nel 1979, sempre da Parigi, va in stampa "Se una notte d'inverno un viaggiatore".
Nel 1980 si trasferisce a Roma, dove scrive e pubblica i racconti intitolati "Palomar",
Il suo prestigio e la sua fama di letterato crescono sempre più in tutto il mondo, tanto, nel 1985, viene invitato a tenere un ciclo di conferenze presso le università americane di Cambridge e Harvard. 
Calvino prepara dunque le Lezioni Americane che però escono postume, nel 1988: lo scrittore, infatti, colpito improvvisamente da un ictus, muore a Siena nel Settembre del 1985.

Calvino nel suo studio 



mercoledì 16 novembre 2016

ANALISI SAN MARTINO GIOSUE' CARDUCCI

Parafrasi e analisi della poesia "San Martino" di Giosuè Carducci


La nebbia a gl'irti colli  
piovigginando sale
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo  
dal ribollir de' tini 
va l'aspro odor de i vini 
l'anime a rallegrar. 

Gira su' ceppi accesi  
lo spiedo scoppiettando: 
sta il cacciator fischiando  
su l'uscio a rimirar  

tra le rossastre nubi  
stormi d'uccelli neri, 
com'esuli pensieri,  
nel vespero migrar.  

Parafrasi
La nebbia, sciogliendosi in una lieve pioggerella, risale lungo le colline rese ispide dalle piante ormai spoglie e il mare, a causa del vento di maestrale, è bianco di spuma e fa rumore infrangendosi sugli scogli.
Ma, dal mosto che fermenta nelle botti, lungo le vie del piccolo paese si diffonde l'odore aspro del vino nuovo che rallegra i cuori.
Intanto la carne cuoce girando sullo spiedo, mentre il cacciatore se ne sta sulla soglia di casa a guardare gli stormi di uccelli che sembrano neri, in contrasto con le nuvole rosse, come quei pensieri che si vorrebbero mandare via nell'ora del tramonto.

Analisi 

Schema metrico
E' un'ode anacreontica--> 4 quartine di versi settenari che rimano ABBC DEEC FGGC HIIC


Figure retoriche
Personificazione= v. 4 "urla" del mare
Metonimia= v. 6 "ribollir de' tini" (non sono le botti che ribollono, ma il mosto che vi è all'interno)
Sinestesia= v. 7 "aspro odor"
Allitterazione= vv. 4-5-6-7 (tutta la seconda strofa) allitterazione della R (per-borgo-ribollir-aspro-odor-rallegrar)--> serve a evidenziare il senso di festa che si sta vivendo nel paese
Anastrofe= v. 9 "Gira...scoppiettando"
Similitudine= v. 15 "com'esuli pensieri"


Temi
La poesia celebra la giornata di San Martino, che si festeggia l'11 Novembre.
E' una giornata importante, nel mondo contadino, perché per tradizione è il momento in cui il mosto diventa vino e può essere imbottigliato.
Il "borgo" di cui Carducci parla è il suo paese natale, Bolgheri, nella Maremma toscana.
Apparentemente potrebbe essere quindi un racconto gioioso, quello che ci fa il Carducci, in realtà ci sono diverse immagini che trasmettono un senso di angoscia e di precarietà.
Intanto il paesaggio descritto è di tipo autunnale: la nebbiolina che diventa pioggia, le colline prive di vegetazione, l'odore del mosto che si spande nel paese, gli uccelli riuniti in stormo pronti a migrare.
Poi, fin dai primi versi della poesia, emerge il senso di una natura minacciosa: il mare in tempesta che si frange sugli scogli, il freddo vento di maestrale che lo spazza, la nebbia che avvolge le colline.
A far da contrasto a queste immagini poco serene vi è però la descrizione di un paese in festa: sia la seconda che la terza strofa sono ricche di immagini gioiose--> l'odore del mosto, il fuoco vivace (scoppiettando) che cuoce la carne, il cacciatore che fischietta sull'uscio.
La strofa finale riporta invece alcune note piuttosto cupe: nell'ora del tramonto, gli uccelli in volo appaiono neri e trasmettono il senso della precarietà della vita, del tempo che passa, della morte.
Alla luce di quanto detto si può parlare quindi di una struttura ad anello--> la prima e l'ultima strofa: presentano una natura minacciosa e immagini cupe, mentre le due strofe centrali fanno da contrasto a questa sensazione.

sabato 12 novembre 2016

RIASSUNTO LO SCIALLE NERO DI PIRANDELLO

La novella “Lo scialle nero” di Luigi Pirandello racconta la tragica vicenda di Eleonora Bandi, una quarantenne rimasta orfana in gioventù che ha rinunciato alla propria vita per badare al fratello più piccolo Giorgio. Con pochi soldi a disposizione, ma dando lezioni di canto e di pianoforte, Eleonora in qualche modo ha cresciuto il ragazzo ed è riuscita a pagare gli studi per farlo diventare avvocato.

Ora che Giorgio ha una professione avviata e i soldi non mancano più, Eleonora smette di dare lezioni e si circonda di quei piccoli lussi a cui aveva sempre dovuto rinunciare. Tra questi anche l'acquisto di un piccolo podere in campagna dove passare qualche tempo per svagarsi dalla solitudine che sente in città. Nel podere conosce Gerlando, il figlio del mezzadro, un ragazzo di diciannove anni un po' rozzo e ignorante, che lei cerca di aiutare negli studi.
Il ragazzo è svogliato, ma si reca volentieri a casa di Eleonora e un giorno, preso da un impeto, la seduce. Eleonora rimane incinta e non sa come fare a confessarlo al fratello. Le viene in aiuto il migliore amico di Giorgio, Carlo D'Andrea, che è medico e a cui lei confessa il fattaccio. Carlo dichiara di non poterla aiutare, ma racconta tutto al fratello.
A questo punto Giorgio impone ai due un matrimonio riparatore. Il mezzadro è contrario e Giorgio deve promettere una buona dote alla sorella affinché le nozze vengano celebrate.
Eleonora affronta la cerimonia piena di vergogna: né Giorgio né Carlo si presentano in Comune per il rito civile e le fanno da testimoni due contadini amici del mezzadro.
 Una volta a casa Eleonora e Gerlando stabiliscono di non dormire assieme e iniziano così una vita matrimoniale triste e senza amore.
Dopo poco tempo, anche a causa del suo peso eccessivo, Eleonora abortisce e Gerlando le rimane accanto per curarla, anche se da quello stato di prostrazione Eleonora non si riprenderà mai più.
Un giorno che si era seduta fuori dal podere, avvolta in uno scialle nero, viene nuovamente concupita dal giovane marito. La donna si ribella e si getta in un burrone.
Lo scialle nero, apertosi come un ventaglio, fluttua nell'aria mentre il suo corpo giace morto sul fondo.

giovedì 10 novembre 2016

AUTORI USCITI ALLA MATURITA' DAL 1978 A OGGI

1978
Ungaretti, Montale, Quasimodo
1979
Vita nazionale e vita regionale nella letteratura italiana dell’800 e del ‘900
1980
Romanticismo e Classicismo in Foscolo, Parini, Manzoni e Pellico.
1981
Autori di fine '800, primi '900 più influenti (scelta libera del candidato)
1982
Differenze Romanticismo e Decadentismo
1983
Leopardi (le illusioni)
1984
Autori che hanno trattato la guerra (a scelta del candidato)
1985
La donna nella letteratura romantica
1986
Poeti del '900 (scelta del candidato)
1987
Correnti letterarie dei primi 50 anni del '900
1988
La «condizione femminile» nella narrativa italiana degli ultimi cento anni
1989
Manzoni
1990
Pascoli
1991
Leopardi
1992
Corazzini, Palazzeschi, Moretti
1993
Pavese, Vittorini
1994
Manzoni
1995
Dante (Paradiso)
1996
Manzoni
1997
Leopardi, Montale
1998
Romanzo italiano dell'80
RIFORMA DELLA MATURITA'
1999
Ungaretti (I Fiumi)
2000
Saba (La ritirata in Piazza Aldrovandi a Bologna)
2001
Pavese (La luna e i falò)
2002
Quasimodo (Uomo del mio tempo)
2003
Pirandello (Il piacere dell'onestà)
2004
Montale (Casa sul mare)
2005
Dante (Canto XVII Paradiso - Cacciaguida)
2006
Ungaretti (L'Isola)
2007
Dante (Canto XI Paradiso – Tommaso d'Aquino)
2008
Montale (Ripenso il tuo sorriso)
2009
Svevo (La coscienza di Zeno)
2010
Primo Levi (La ricerca delle radici)
2011
Ungaretti (Lucca)
2012
Montale (Ammazzare il tempo)
2013
Claudio Magris (L'infinito viaggiare)
2014
Quasimodo (Ride la gazza, nera sugli aranci)
2015
Calvino (Il sentiero dei nidi di ragno)
2016
Umberto Eco (Le funzioni della letteratura)









STATISTICHE


  • 5 VOLTE      MANZONI  -  MONTALE - 
  • 4 VOLTE      UNGARETTI 
  • 3 VOLTE      DANTE  -  LEOPARDI -  QUASIMODO 
  • 2 VOLTE      PASCOLI  -  PAVESE 
  • 1 VOLTA     ECO - CALVINO -  CORAZZINI -  FOSCOLO -  MAGRIS -  MORETTI   PARINI -  PASCOLI- PALAZZESCHI - PIRANDELLO  - SABA -  SVEVO - VITTORINI 
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