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domenica 2 febbraio 2014

RIASSUNTO DECIMO CAPITOLO PROMESSI SPOSI

Gertrude a colloquio col vicario
Anche il decimo capitolo è quasi interamente dedicato alla figura di Gertrude - la futura Monaca di Monza.
La giovane, dopo aver chiesto perdono al padre, viene da questi convocata e, durante la conversazione, si trova a dire un "sì" che viene interpretato come accettazione ad entrare in convento. Da questo momento il mondo intero sembra precipitare intorno ad una decisione che in realtà Gertrude non ha mai preso. Tutti in famiglia sono contenti per la sua scelta ed iniziano i festeggiamenti che coinvolgono parenti ed amici. Il padre, adesso, ha verso di lei un atteggiamento amorevole che la trattiene, ogni volta, dal dire la verità. Dopo una notte agitata, Gertrude viene portata al convento dove incontra la Badessa e le monache che dovranno votare la sua ammissione. Più tardi viene sottoposta ad un colloquio con un vicario che ha il compito di accertare la fondatezza e la solidità della sua vocazione. Gertrude, per paura del padre, mente anche a lui, dichiarando di scegliere liberamente la vita monacale. Niente, dunque, si frappone più lei e il monastero. Una volta presi i voti, Gertrude diviene maestra delle educande alle quali fa scontare la sua rabbia e la sua frustrazione. Esse la temono e spesso non comprendono i suoi improvvisi sbalzi d'umore. L'insopportabile giogo cui si è costretta, trascina Gertrude prima ad un'insana relazione con Egidio, un giovane nobile e scellerato che vive accanto al monastero, e poi alla più grave delle sue colpe: l'omicidio di una consorella che, avendo scoperto la relazione amorosa fra i due, minaccia di rivelare tutto alla Badessa.

lunedì 7 ottobre 2013

BREVE RIASSUNTO PRIMO CAPITOLO PROMESSI SPOSI

Riassunto
Il primo capitolo dei Promessi Sposi, oltre a presentarci i luoghi e lo scenario da cui le vicende prenderanno avvio, introduce una delle figure fondamentali del romanzo: Don Abbondio.
E' la sera del 7 Novembre 1628 e il curato sta tornando verso casa, camminando per un viottolo di campagna, quando si imbatte in due loschi figuri: sono gli scagnozzi di Don Rodrigo, un signorotto locale, che intimano all'uomo di non celebrare il matrimonio, previsto per l'indomani,  fra Renzo Tramaglino e Lucia Mondella e di non far parola con nessuno della loro conversazione.
Don Abbondio, cui non viene lasciata possibilità di replica, non può far altro che tornarsene a casa mesto e preoccupato. Qui lo attende Perpetua, la sua serva, che subito si accorge dello stato di agitazione dell'uomo e, con un po' di insistenza, riesce infine a farsi raccontare l'accaduto dopo aver solennemente promesso di non raccontare niente a nessuno.

Analisi del testo e dei personaggi
I primi periodi con cui si apre il romanzo sono lunghi, piuttosto complessi a livello sintattico e interamente dedicati alla descrizione geografica dei luoghi presso cui è ambientata inizialmente la vicenda. Siamo sulle rive del lago di Como, immersi nella campagna lecchese--->cioè luoghi molto familiari al Manzoni.
Dopo la presentazione dello scenario, ecco che entra in scena una figura fondamentale dell'opera, quasi il motore da cui tutta la vicenda prende avvio: Don Abbondio.

Don Abbondio
L'autore, attraverso poche, efficaci parole, ci offre subito un quadro abbastanza preciso della personalità del prete: egli "tornava bel bello", "diceva tranquillamente il suo ufizio", girava gli occhi "oziosamente intorno". Si capisce quindi che Don Abbondio è un uomo sostanzialmente pacifico, tranquillo, che non vuole pensieri e noie. Si è fatto prete più per volere dei parenti che per vocazione religiosa, anche perché in quei tempi appartenere al clero offriva protezione e qualche privilegio e a Don Abbondio questi parvero motivi più che validi per diventare uomo di chiesa.
Si può quindi immaginare lo sconcerto dell'uomo nel trovarsi di fronte gli scagnozzi di Don Rodrigo.

I bravi
Alla figura dei bravi e ai molti editti emanati per contrastarne le dilaganti malefatte, Manzoni dedica parecchie righe di questo primo capitolo. Vengono elencate le "grida" con cui i governatori della Lombardia avevano più volte tentato di mettere fuori legge il loro operato, ma l'autore infine ci fa capire che nonostante "gli sforzi fatti" i bravi erano ancora presenti nel territorio lombardo e ancora in fiorente attività da fuori legge.
I bravi vengono descritti fisicamente, con molti dettagli sul loro aspetto e sul loro abbigliamento. Anche il loro atteggiamento nei confronti del curato è ben chiaro al lettore: quello che parla per primo è più sicuro, più esperto. Usa l'arte della minaccia in modo sottile, e, probabilmente, è anche quello che fa più paura a Don Abbondio. L'altro si lascia andare all'invettiva, bestemmia e grida contro il prete, prima di venir zittito dal suo compare che, con molta calma, riprende il discorso in maniera fintamente gentile.

Perpetua
L'ultimo personaggio a fare la sua comparsa in questo primo capitolo è Perpetua, la serva di Don Abbondio.
Manzoni la descrive efficacemente in poche battute: sappiamo che ha 40 anni (l'età fissata dal Concilio di Trento per le governanti dei sacerdoti) e che non si è mai sposata, forse per aver rifiutato tutti i suoi pretendenti (come sostiene lei) o forse perché nessuno l'ha mai voluta veramente (come dicono, invece, le sua amiche). E' poi nella conversazione con Don Abbondio che viene fuori meglio il carattere della donna: devota e fedele al suo padrone, gli offre buoni consigli che l'uomo non ascolta per paura delle conseguenze. Perpetua è una voce "del popolo": ha buon senso, è schietta e anche un po' pettegola.

venerdì 22 marzo 2013

I PROMESSI SPOSI TRAMA BREVE


La storia si svolge in Lombardia, durante l'occupazione spagnola, tra il 1628 e il 1630.
I due protagonisti, Lucia Mondella e Renzo Tramaglino, sono promessi sposi, ma a Don Abbondio, il prete che deve celebrare il loro matrimonio, viene ordinato di non farlo: Don Rodrigo infatti, signorotto locale, si è invaghito di Lucia e non vuole che la giovane sposi Renzo.

Don Abbondio incontra i Bravi
Quest'ultimo chiede consiglio ad un avvocato – l'Azzeccagarbugli – che però rifiuta di aiutarlo per paura di Don Rodrigo. Allora Renzo si rivolge a fra Cristoforo, un frate cappuccino che si reca al palazzo di Don Rodrigo per farlo rinunciare al suo proposito.
Anche Fra Cristoforo fallisce e Renzo e Lucia, dopo alcune vicissitudini (tentativo di un matrimonio a sorpresa, tentato rapimento di Lucia da parte degli scagnozzi di Don Rodrigo) sono costretti a fuggire dal loro paese: Lucia andrà in un convento a Monza, mentre Renzo si recherà a Milano, presso i frati cappuccini, sperando di trovare aiuto.

A Monza Lucia verrà presa sotto l'ala protettrice di Gertrude (la Monaca di Monza), mentre Renzo si troverà coinvolto nei tumulti popolari di Milano, causati dall'aumento del prezzo del pane.
Nel frattempo Don Rodrigo, aiutato dalla Monaca di Monza, fa rapire Lucia dall'Innominato che la porta nel suo castello. Quella stessa notte l'Innominato ha una fortissima crisi di coscienza e si converte: libera Lucia e l'affida a due amici (Donna Prassede e Don Ferrante).
A questo punto della storia arrivano in Italia i Lanzichenecchi, soldati mercenari che diffondono il morbo della peste: Don Abbondio, Agnese e altri trovano rifugio proprio nel castello dell'Innominato che è diventato d'animo caritatevole. Renzo, invece, come Don Rodrigo si ammala di peste. Ma, mentre Renzo guarisce, il signorotto morirà.

I due giovani infine si ritrovano e il matrimonio viene celebrato, quindi si trasferiscono nel bergamasco. Qui Renzo acquista con il cugino una piccola azienda tessile e Lucia, aiutata dalla madre, si occupa dei figli.

Riassunto primo capitolo

lunedì 19 novembre 2012

RIASSUNTO ALESSANDRO MANZONI

Nasce a Milano nel 1785 e studia sia in Italia che in collegi svizzeri.
Nel 1805 si reca a Parigi dove vive la madre e stringe amicizia con i teorici dell'Illuminismo. 
Nel 1808 sposa Enrichetta Blondel da cui ebbe 10 figli, 8 dei quali morirono prematuramente. 
Nel 1810, dopo una profonda crisi religiosa, si converte definitivamente alla fede cattolica. Questa cosa influenzò tutta la sua produzione letteraria successiva.
Nel 1822 inizia la prima stesura del suo romanzo più famoso, inizialmente intitolato “Fermo e Lucia” che venne poi pubblicato, dopo molti rifacimenti e correzioni, nel 1842 con il titolo “I Promessi Sposi”.
Nel 1827 Manzoni si trasferisce a Firenze per vivere "direttamente" la lingua fiorentina con la quale intendeva scrivere il suo romanzo. 
Con la morte della moglie Enrichetta, avvenuta nel 1833, inizia un periodo di gravi lutti per Manzoni: muoiono 8 dei suoi 10 figli e anche la sua seconda moglie, Teresa Borri.
Nel 1860 fu nominato Senatore del Regno.
Muore a Milano nel 1873.

Tra il 1840 e il 1842 diede alle stampe la stesura definitiva dei Promessi Sposi e fu in questo periodo che si interessò moltissimo alla questione della lingua italiana. Manzoni riteneva infatti che il fiorentino potesse essere la lingua unica per tutto il popolo italiano. Lo scrittore lavorò a lungo per scegliere parole semplici che potessero esprimere i sentimenti e le emozioni dei personaggi.
Questo può essere considerato un romanzo storico in quanto offre un quadro della società che vi è narrata (la società rurale del '600) e intreccia le vicende di personaggi appartenenti a diverse classi sociali. Oltre a ciò, I Promessi Sposi sono considerati il primo romanzo moderno della letteratura italiana. Fondamentale, nell'opera, è il ruolo della Provvidenza divina che non abbandona mai gli uomini, anzi li aiuta nel cammino della vita e li consola nelle sventure.