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venerdì 16 agosto 2013

COMMENTO IL GRAN SOLE DI HIROSHIMA

Il gran sole di Hiroshima è stato scritto da Karl Bruckner nel 1961 e racconta del giorno che cambiò per sempre la vita di molti giapponesi: quello della bomba nucleare sganciata su Hiroshima il 6 agosto 1945. 
Nel libro sono anche raccontate le conseguenze e gli effetti che le radiazioni ebbero sulla salute delle persone per tutta la loro vita.

Personaggi
Il personaggio principale è Sadako. 
Al tempo della guerra è ancora una bambina e non capisce molto di quello che sta accadendo nel mondo: per lei la guerra rappresenta più che altro una serie di circostanze spiacevoli; ad esempio il fatto che la madre non riesce a stare con lei, la fame continua a causa della mancanza di cibo, il fratello che è alla costante ricerca di oggetti che possano essere rivenduta, etc. 

La bomba
Il momento dell'esplosione della bomba è il momento più drammatico della narrazione. 
La descrizione dell'esplosione e le implicazioni che ebbe per tutta l'umanità, rende il lettore conscio del fatto che  Hiroshima non fu soltanto un'operazione militare all'interno della guerra.
Secondo l'autore, questo fu il primo tentativo da parte della razza umana di distruggere se' stesso con l'aiuto della scienza. 

Enola Gay
E' interessante rilevare che il lancio della bomba venga descritto anche dal punto di vista di Paul Tibbets, il pilota americano che effettuò l'operazione. Egli sembra non sapere molto circa la missione che sta per compiere, tranne che la bomba che sta per sganciare dal suo aereo è una super-arma mai usata prima e che servirà a schiacciare psicologicamente il popolo giapponese. Egli ha chiamato il suo aereo con il nome della madre, Enola Gay. 
Paul Tibbets è descritto come un buon soldato, che fa ciò che gli viene ordinato di fare, servendo lealmente la sua patria. Dopo aver visto l'effetto della bomba dal suo aereo, tuttavia, egli inizia ad avere qualche dubbio circa l'intera operazione e si chiede se la madre potrà mai perdonarlo per aver dato il suo nome ad un piano che ha causato tanta distruzione e tanti morti.

Dopo la guerra 
Incontriamo nuovamente Sadako dopo la guerra. E' stata fortunata: insieme a tutta la sua famiglia è sopravvissuta alla bomba atomica. Purtroppo, però, il suo corpo è rimasto contaminato dalle radiazioni nucleri e, dieci anni dopo, si ammala di leucemia e muore all'età di 14 anni. 

Il nucleare è una minaccia ancora oggi 
Il libro ricorda a tutti il ​​significato e le drammatiche conseguenze dell'impiego di ordigni nucleari: in quegli anni si credeva fosse il modo più efficace per vincere una guerra, ma poco dopo è apparso chiaro che si trattava di qualcosa di diverso, qualcosa di molto pericoloso, sia per la salute umana che per l'intero pianeta. 
Tutte le nuove generazioni dovrebbero essere a conoscenza di ciò che Hiroshima ha significato per l'umanità e il libro è un valido strumento per avvicinarsi alla storia e comprenderla. 



martedì 14 maggio 2013

RIASSUNTO PIANO MARSHALL IN ITALIA


Dopo la fine della II guerra mondiale l’Italia si trova ad affrontare alcuni difficilissimi problemi.  
L’economia era in gravissime condizioni: sia la produzione industriale che quella agricola erano fortemente diminuite, moltissimi animali (mucche, cavalli, maiali, polli, galline) erano morti durante la guerra, la maggior parte delle case erano state distrutte o gravemente danneggiate. A questo si accompagnavano gravi problemi di ordine pubblico (furti, rapine, scassinamenti) dovuti proprio alla fame della popolazione, alla mancanza di alloggi, alla forte disoccupazione.  

Il ruolo degli USA nelle elezioni politiche del 1948
In questo periodo gli italiani vengono chiamati a votare il primo parlamento italiano e, sia il papa Pio XII, sia gli Stati Uniti, si impegnarono fortemente affinché non venisse eletto un governo comunista---> gli USA appoggiarono i democristiani minacciando una sospensione degli aiuti del piano Marshall in caso di vittoria delle sinistre
Il partito cattolico ottenne così il 48,5% dei voti e la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera, mentre
i partiti operai ottennero il 31% . Il PSI vide dimezzata la sua rappresentanza parlamentare.

Piano Marshall
Il 3 aprile 1948 il Piano Marshall diventa operativo. Conosciuto ufficialmente come Piano per la Ripresa Europea (European Recovery Program), il Piano Marshall fu uno dei piani statunitensi per la ricostruzione dell'Europa dopo la Seconda guerra mondiale. Prende il nome dal segretario di stato americano George C. Marshall che, durante un discorso all'università di Harvard tenuto nel giugno del 1947, invitò i paesi europei a presentare un programma di ricostruzione economica che gli Stati Uniti si impegnavano a finanziare. 
La proposta voleva  favorire, con reciproco vantaggio, la ripresa dei sistemi economici e degli scambi commerciali nei paesi colpiti dalla seconda guerra mondiale.
Altro obiettivo era quello di porre un freno alla minaccia rappresentata dall'espansione sovietica. Nella conferenza di Parigi del 12 luglio 1947 sedici paesi europei, con l'esclusione dei paesi dell'Est, aderirono all'invito. Nell'aprile 1948 il Congresso americano approvò il piano varando un programma di finanziamenti quadriennale che operò sino al 1952.

Fondi erogati
L’accordo prevedeva uno stanziamento iniziale di 5 miliardi di dollari cui sarebbe seguita la donazione a fondo perduto di altri 12,4 miliardi di dollari per un totale di poco più di 17 miliardi di dollari per un periodo di 4 anni.  Il piano riuscì a realizzare molti dei suoi obiettivi e un tornaconto notevole per gli Stati Uniti: se infatti l’Europa uscì definitivamente dal periodo di crisi, gli Stati Uniti diffusero in Europa concetti come lo spirito imprenditoriale, il recupero di efficienza, l’esperienza tecnica e la tutela della concorrenza. Un vero e proprio affare per i sostenitori dell’economia di mercato. In Italia, in particolare, più che in impieghi direttamente produttivi, i fondi furono utilizzati per far fronte al forte disavanzo della bilancia commerciale e di quella dei pagamenti.
Al termine dei 4 anni,  la produzione industriale degli Stati Uniti raddoppiò, la disoccupazione scese da 10 a 2 milioni di unità e gli USA possedevano il 7% delle riserve auree mondiali. Per questi motivi e per aver dimostrato come la interdipendenza potesse migliorare i rapporti tra gli Stati, a George Marshall fu consegnato il Nobel per la pace nel 1953.



venerdì 1 marzo 2013

LA BOMBA ATOMICA METTE FINE ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE


Nel 1939, alcuni scienziati che lavoravano per il governo statunitense persuasero Albert Einstein a scrivere una lettera al presidente Roosevelt per informarlo del fatto che c'era la possibilità di costruire una bomba utilizzando il principio della fissione ed era anche probabile che il governo tedesco avesse già disposto delle ricerche in materia. Il governo americano cominciò così a interessarsi seriamente alla questione e, poco tempo dopo questo passaggio di informazioni, si iniziò a lavorare seriamente al “Progetto Manhattan” il cui obiettivo principale fu proprio quello di condurre ricerche in merito alla produzione della bomba atomica. Ci vollero 6 anni – dal 1939 al 1945- e qualcosa come due miliardi di dollari- per arrivare alla realizzazione dell'obiettivo. Uno dei principali artefici fu Mr. Oppenheimer, lo scienziato che curò tutte le fasi di progettazione e costruzione dell'ordigno.

La bomba viene lanciata
I primi test vennero condotti al Trinity Site, nel New Mexico, il 16 Luglio del 1945.
The Gadget”, questo il nome in codice della prima bomba al plutonio, liberò un'energia di 19-21 chilotoni, pari cioè a quella di 19-21 000 tonnellate di tritolo e la sua esplosione nel deserto americano viene considerato come il momento in cui "il genio è uscito dalla bottiglia", cioè l' inizio dell'era delle armi nucleari.
Le ombre di Hiroshima tratteggiate con la vernice
a perenne memoria
Dieci giorni dopo, il 26 luglio 1945, il presidente Truman, il primo ministro Churchill, e il presidente Chiang Kai-Shek, firmarono la Dichiarazione di Potsdam nella quale si esponevano le condizioni per la resa giapponese, già decise nella Conferenza di Potsdam. Il testo della dichiarazione iniziava dicendo che se il Giappone non si fosse arreso sarebbe andato incontro ad una "rapida e totale distruzione". Il rifiuto del Giappone di sottostare al diktat nemico portò il presidente Truman a decidere di bombardare le città di Hiroshima e Nagasaki.
Il 6 agosto 1945 un bombardiere B-29 chiamato Enola Gay, pilotato da Paul Tibbits, si diresse verso la città di Hiroshima, in Giappone. Hiroshima era un importante centro militare con 43.000 soldati e 300.000 civili residenti. Alle 08:15 la bomba all'uranio chiamata "Little Boy" venne sganciata sulla città ed esplose con una deflagrazione pari a 15.000 tonnellate di TNT.

Effetti della bomba
Coloro che si trovavano vicino al luogo dell'esplosione morirono all'istante. L'innalzamento istantaneo della temperatura di migliaia di gradi ebbe l'effetto di vaporizzare letteralmente i corpi, lasciando come unica traccia ombre sui muri e sull'asfalto. Dei 245.000 abitanti di Hiroshima, quasi 100.000 erano morti o erano stati mortalmente feriti all'istante dell'esplosione. Altri 100.000 erano feriti gravemente e solo pochi sopravvissero nei giorni successivi all'esplosione.
Il 9 agosto 1945 un altro bombardiere B-29 sganciò una seconda bomba atomica sul Giappone. Soprannominata "Fat Man", questa bomba al plutonio mancò il suo obiettivo di mezzo miglio a causa delle nubi, ma riuscì comunque a colpire Nagasaki, centro industriale del Giappone.
La bomba esplose con una forza maggiore di oltre il 40% di quella di Hiroshima, tuttavia le colline della città e la sua disposizione geografica agirono in parte come scudo limitando gli effetti della detonazione e delle radiazioni. Nel raggio di un km, comunque, morirono all'istante uomini e animali: la stima parla di 40 mila morti immediati e 60 mila feriti. Nel gennaio del 1946 il numero dei morti salì a 70 mila e c'è chi dice sia raddoppiato nei 5 anni successivi.
Il ministro degli esteri giapponese a bordo della nave
Missouri per la firma dei documenti di resa
Dopo l'attacco su Nagasaki, l'imperatore del Giappone Hirohito costrinse i capi militari ad arrendersi alle forze nemiche e, il 15 Agosto 1945, lo rese noto alla nazione con un comunicato radio diffuso in tutto il paese. Il 2 settembre, la cerimonia di resa si consumò sul ponte della nave Missouri, di proprietà della marina statunitense.
Con questo atto si concluse ufficialmente la Seconda Guerra Mondiale.