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| In arancione la regione del Kashmir |
Fino alla Seconda Guerra Mondiale il
Pakistan e l'India erano entrambi parte di un unico stato: l'India
britannica. Nel 1947, sotto la spinta di movimenti indipendentisti,
venne creato un nuovo stato, il Pakistan appunto, con l'intento di
dare una nazione ai musulmani che vivevano nel subcontinente indiano.
Il processo di divisione non fu però indolore: costò circa mezzo
milione di morti, diede il via a bibliche migrazioni (milioni di indù e musulmani lasciarono rispettivamente Pakistan e
India) e fu causa di violente controversie territoriali.
Tra
queste ultime la più rilevante è quella che riguarda il Kashmir:
annesso all’Unione Indiana per scelta del maharaja indù Hari Singh
che lo governava, il Kashmir è da allora oggetto di una
contesa che sembra non avere fine.
Dopo un primo conflitto (1947-48)
che stabilì i confini dei due Paesi ed assegnò all’India la
maggior parte del Kashmir, nel 1965 ci fu una seconda
guerra indo-pakistana, combattuta nel Kashmir e nel Punjab che portò
a dividere la regione in tre parti: una amministrata dall'India, una
dal Pakistan e la terza dalla Cina.
Negli anni ‘70 ed ‘80 la
rivalità tra i due popoli raggiunse confini internazionali, con lo schieramento di potenze come Usa, alleati col regime
islamico-militare pakistano, e Urss, alleata con l'India.
Anche quando le due super-potenze si
ritirarono dal conflitto, rimasero -e rimangono- aperti numerosi contrasti fra
i due paesi: oltre alla sempre attuale questione del Kashmir, ci
sono stati i mancati accordi per la gestione delle risorse idriche
comuni, molte dispute territoriali lungo la frontiera condivisa e soprattutto una differente condotta politica nelle relazioni con
l'Afghanistan.
Tutta questa rivalità irrisolta fa del
subcontinente indiano la polveriera dell'Asia.




