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lunedì 25 marzo 2013

RIASSUNTO GUERRA INDIA-PAKISTAN


In arancione la regione del Kashmir
Fino alla Seconda Guerra Mondiale il Pakistan e l'India erano entrambi parte di un unico stato: l'India britannica. Nel 1947, sotto la spinta di movimenti indipendentisti, venne creato un nuovo stato, il Pakistan appunto, con l'intento di dare una nazione ai musulmani che vivevano nel subcontinente indiano. Il processo di divisione non fu però indolore: costò circa mezzo milione di morti, diede il via a bibliche migrazioni (milioni di indù e musulmani lasciarono rispettivamente Pakistan e India) e fu causa di violente  controversie territoriali.  
Tra queste ultime la più rilevante è quella che riguarda il Kashmir: annesso all’Unione Indiana per scelta del maharaja indù Hari Singh che lo governava, il Kashmir è da allora oggetto di una contesa che sembra non avere fine. 
Dopo un primo conflitto (1947-48) che stabilì i confini dei due Paesi ed assegnò all’India la maggior parte del Kashmir, nel 1965 ci fu una seconda guerra indo-pakistana, combattuta nel Kashmir e nel Punjab che portò a dividere la regione in tre parti: una amministrata dall'India, una dal Pakistan e la terza dalla Cina. Negli anni ‘70 ed ‘80 la rivalità tra i due popoli raggiunse confini internazionali, con lo schieramento di potenze come Usa, alleati col regime islamico-militare pakistano, e Urss,  alleata con l'India.
Anche quando le due super-potenze si ritirarono dal conflitto, rimasero -e rimangono- aperti numerosi contrasti fra i due paesi: oltre alla sempre attuale questione del Kashmir, ci sono stati i mancati accordi per la gestione delle risorse idriche comuni, molte dispute territoriali lungo la frontiera condivisa e soprattutto una differente condotta politica nelle relazioni con l'Afghanistan. 
Tutta questa rivalità irrisolta fa del subcontinente indiano la polveriera dell'Asia.   

domenica 24 marzo 2013

ARTE IN PAKISTAN: I CAMION DECORATI

La decorazione dei mezzi di trasporto pesanti è un'insolita tradizione tipica del Pakistan: per le strade circolano bellissimi veicoli interamente decorati a mano, ricchissimi di colori e di significati simbolici.
Paesaggi fiabeschi, campioni dello sport o star del cinema, versi poetici e versetti del Corano, famose moschee o miti greci spiccano sulla carrozzeria di autobus, camion e risciò motorizzati in un perfetto mix di immagini sacre e profane.
L'origine di questa usanza è controversa: per alcuni risalirebbe al desiderio di questo popolo di trasportatori, abituato a lunghi e faticosi viaggi attraverso le montagne, di riprodurre sui propri carri frammenti della propria vita, del proprio paese e della propria famiglia, in modo da portare sempre con sé un ricordo di casa. Per altri, invece, l'usanza di dipingere i camion sarebbe nata intorno agli anni '20, quando le compagnie di trasporto locali ingaggiarono alcuni artigiani per decorare i loro autobus e attirare così il maggior numero di clienti. Qualunque sia l'origine, oggi è consuetudine far dipingere il proprio mezzo da un decoratore professionista; lavoro che può richiedere anche un paio di mesi di lavoro e circa due volte tanto lo stipendio mensile di un trasportatore!
I diversi motivi ornamentali identificano con precisione le varie etnie che popolano il paese, così come avviene per la tessitura dei tappeti: osservando le decorazioni di un camion, infatti, un pachistano può facilmente distinguere la provenienza dell'autista o del proprietario del mezzo.
Generalmente la parte soprastante la cabina ha motivi per così dire “più elevati” (monumenti e luoghi sacri); i fianchi del mezzo sono riservati invece a paesaggi, scene di caccia e animali; il retro, infine, ha in genere un singolo disegno come un fiore o una figura geometrica. I grandi occhi dipinti sui camion e le sciarpe colorate che svolazzano servono a proteggere il conducente durante il viaggio.
Tra i camionisti pachistani è viva la convinzione che nessun mercante che si rispetti affiderebbe mai le proprie merci a un autista che si aggiri su un mezzo trasandato e poco appariscente. E anche la polizia, si dice, è più incline a fermare i camion sciatti e trascurati.