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sabato 18 novembre 2017

PARAFRASI L'ASSIUOLO PASCOLI

Dov’era la luna? chè il cielo
notava in un’alba di perla,
ed ergersi il mandorlo e il melo
parevano a meglio vederla.
Venivano soffi di lampi
da un nero di nubi laggiù;
veniva una voce dai campi:
8chiù...

Le stelle lucevano rare
tra mezzo alla nebbia di latte:
sentivo il cullare del mare,
sentivo un fru fru tra le fratte;
sentivo nel cuore un sussulto,
com’eco d’un grido che fu.
Sonava lontano il singulto:
16chiù...

Su tutte le lucide vette
tremava un sospiro di vento:
squassavano le cavallette
finissimi sistri d’argento
(tintinni a invisibili porte
che forse non s’aprono più?...);
e c’era quel pianto di morte...
24chiù...



Parafrasi 

Mi chiedo dove fosse la luna, dato che il cielo era immerso [notava=nuotava] in una luminosità perlacea e il mandorlo e il melo sembravano ergersi più in alto per vederla meglio [la luna]. Nelle nuvole nere in lontananza si scorgevano lampi silenziosi [il rumore non si sente per la lontananza] mentre una voce nei campi ripeteva: chiù.
Solo poche stelle brillavano nella nebbia biancastra. Sentivo il rumore delle onde del mare, sentivo un fruscio tra i cespugli, sentivo un’agitazione nel cuore come il lontano ricordo di un grido per un antico dolore. Si sentiva un singhiozzo lontano: chiù.
Sulle cime degli alberi illuminati dalla luna, soffiava un vento leggero mentre il canto delle cavallette sembrava il suono dei sistri d'argento (un tintinnio che sembra bussare alle porte della morte che forse non si apriranno più?…) e continuava quel pianto funebre … chiù…

Analisi metrica
Sono tre strofe di otto versi ciascuna a rima alternata (7 novenari e un trisillabo
--> l'onomatopea chiù [è un verso trisillabo  perché accentato]

Figure retoriche

Sinestesia= v. 7 "bagliori di lampi";
Metonimia= v. 8 "nero di nubi";
Onomatopea= vv. 8-16-24 "chiù" (fonosimbolo e onomatopea che riproduce il verso dell'assiuolo"; -
v. 12 "fru fru" (fonosimbolo e onomatopea che riproduce il fruscio dei cespugli);
Analogia= v. 10 "nebbia di latte";
Anafora: vv. 10-11-12 "sentivo... sentivo... sentivo";
Climax: vv. 10-11-12" sentivo..sentivo..sentivo";
Similitudine: v. 14 "com'eco";
Metafora: v.20 "finissimi sistri d'argento";
Allitterazione:  v. 12 allitterazione della F "fru fru tra le fratte" ; v. 19-20 allitterazione della S "squassavano.... finissimi sistri";

Commento
Questa lirica, inserita nella sezione "Campagna" della raccolta Myricae, è ambientata in un paesaggio notturno dove si fa fatica a scorgere la luna, nonostante il chiarore del cielo. Nel buio il poeta sente un suono triste e lontano: è il verso dell'assiuolo, un uccello notturno, che ispira al poeta pensieri legati alla morte. Pascoli si interroga sul mistero che incombe sul nostro universo e sul destino dell'uomo, votato alla morte senza rimedio. La figura retorica più utilizzata è l'onomatopea con cui Pascoli rende il verso dell'assiuolo, il chiù, che chiude ogni strofa con un sinistro presagio di sventura.
All'inizio della lirica prevale un sentimento positivo, di meraviglia e stupore: il cielo è chiaro e luminoso e sembra che persino gli alberi cerchino di scorgere la luna, nascosta dalle nubi, mentre in sottofondo si sente il ritmico rumore del mare, il fruscio del vento nella vegetazione e il frinire delle cavallette. Tutta l'atmosfera di una notte apparentemente pacifica è disturbata da alcuni elementi: le nubi nere che si vedono in lontananza, i lampi e soprattutto il verso dell'assiuolo che evoca pensieri di morte e disgrazia. Il verso del rapace cresce di intensità nel corso della poesia, e da semplice voce, diventa singhiozzo e infine pianto. E, nello stesso modo, cresce l'angoscia del poeta: i suoi sentimenti passano dalla meraviglia ai pensieri sulla morte e sul destino dell'uomo. L'assiuolo rappresenta in qualche modo il punto di contatto fra vivi e morti, fra chi è ancora sulla terra e chi invece non c'è più, ma sembra parlare e comunicare attraverso il verso di questo uccello, come a voler ricordare che la morte attende tutti, inevitabilmente.

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