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sabato 17 marzo 2018

PARAFRASI OROLOGIO DA ROTE DI CIRO DI PERS

Parafrasi e analisi della poesia di Ciro di Pers "Orologio da rote"

Mobile ordigno di dentate rote
lacera il giorno e lo divide in ore,
ed ha scritto di fuor con fosche note
a chi legger le sa: sempre si more.

Mentre il metallo concavo percuote,
voce funesta mi risuona al core;
né del fato spiegar meglio si puote
che con voce di bronzo il rio tenore.

Perch’io non speri mai riposo o pace,
questo, che sembra in un timpano e tromba,
mi sfida ognor contro all’etá vorace.

E con que’ colpi onde ’l metal rimbomba,
affretta il corso al secolo fugace,
e perché s’apra, ognor picchia alla tomba.


Parafrasi

Congegno mobile composto da ruote dentate
scandisce il giorno e lo divide in ore 
e porta scritto sul quadrante in caratteri tristi 
per chi li sa interpretare: si muore ogni momento.
Mentre percuote la campana con il suo martello,
una voce triste mi riecheggia nel cuore, 
e non si può spiegare meglio la natura malvagia del fato
che con questa voce cupa del bronzo. 
Affinché io non possa aspirare mai ad un vero riposo o a una vera pace, 
questo oggetto, che assomiglia a un timpano e a una tromba,
mi costringe continuamente a battermi contro il tempo che divora ogni cosa.
E con quei colpi che fanno risuonare il metallo, 
accelera la corsa del tempo già di per sé veloce 
e picchia continuamente sulla pietra tombale affinché si apra. 


Analisi metrica
E' un sonetto (2 quartine e 2 terzine) che rimano ABAB CBCB DED EDE


Figure retoriche
Enjambement: vv. 1-2 "dentate rote/lacera"
Metafore: v. 1 "Mobile ordigno" (l'orologio) - 
v. 2 "lacera il giorno"--> la metafora evidenzia l'effetto distruttivo del congegno: si lacera qualcosa di fragile come la carta, il tessuto.
v. 11 "età vorace" --> il tempo
Rime: le rime dei primi 8 versi in "-ore" e "-ote" contribuiscono a creare un effetto fonico di ritmo cadenzato, una regolarità che simula e riproduce il battere dell' orologio e, per estensione, l'avanzare inesorabile del tempo che fugge.


Analisi

Tutto il componimento prende avvio dall'immagine iniziale dell'orologio e delle sue ruote dentellate che sembrano quasi le fauci di un mostro, che stracciano il giorno, scandendo il tempo dell'uomo, frammentandolo in piccoli brandelli.
L'immagine è tipicamente barocca, per quel gusto dell'esagerato, del voler creare stupore e meraviglia nel lettore. L'orologio è qui visto non come una meraviglia della tecnica e nemmeno come oggetto di uso quotidiano, bensì come un congegno malvagio, che misura il (poco) tempo che all'uomo è concesso di vivere.
E' uno strumento che, già solo per come è fatto, con le sue ruote e i suoi numeri scritti sul quadrante(le "fosche note" del v. 3) e il suono cupo e grave, ricorda continuamente all'uomo la fugacità della sua vita e lo accompagna, inesorabilmente, verso la tomba che da sempre lo aspetta.
Tutta la lirica è costruita fonicamente in analogia col suono ritmico e cadenzato dell'orologio volendo sottolinea il procedere dell'uomo verso il suo ultimo destino, la morte. 


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