venerdì 31 marzo 2017

ETA' DEI FLAVI RIASSUNTO

Con la morte di Nerone nel 64 d.C. finisce la dinastia Giulio Claudia e inizia l'età dei Flavi.

Dopo una serie di lotte per il potere, sale al trono Vespasiano nel 69 d.C.
Proveniva da una famiglia di rango equestre, ma recente---> esponente del ceto emergente, Vespasiano promuove nuove costruzioni (ad esempio il Colosseo) e approva una legge che ufficializza i poteri dell'imperatore e regola la successione---> criterio ereditario.
A livello culturale Vespasiano promosse la scuola pubblica, aprì una nuova biblioteca, stipendiò retori del calibro di Quintiliano. Per capire la novità introdotta da Vespasiano bisogna ricordare che a Roma la scuola era sempre stata privata, ma Vespasiano finanziò alcune cattedre di retorica dove si formavano i funzionari imperiali: questa scuola aveva il compito di preparare i futuri collaboratori del princeps.


Vespasiano resta al potere per 10 anni e, alla sua morte, gli succede il figlio Tito che avrà un regno breve, ma molto apprezzato per la vittoria contro gli Ebrei ribelli e per le campagne militari nel nord della Britannia.
Sotto Tito viene terminato l'Anfiteatro Flavio. In questi anni ci furono anche alcune gravi calamità come l'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. (documentata da Plinio il Vecchio) e nell'80 d.C. un incendio a Roma seguito da una terribile epidemia.
A livello culturale anche Tito fu persona molto colta e interessata alle arti.


Tito muore nell'81, senza avere eredi diretti: gli succede il fratello Domiziano che instaura una monarchia assoluta di stampo orientale: l'imperatore si attribuiva poteri divini e come tale voleva essere venerato dai suoi sudditi.
A livello politico fu molto attivo nell'espansione dell'impero e stabilì misure protezionistiche per l'agricoltura italica minacciata dalle produzioni delle province. Tito muore nel 96 per una congiura di aristocratici.
Domiziano si dedicò personalmente alla poesia, istituì dei Ludi e dei concorsi letterari. Era odiato dai senatori romani per cui l'immagine che emerge dagli intellettuali dell'epoca è quella di un tiranno, persecutore di scrittori e filosofi non in linea con il suo pensiero. Mise a morte molti esponenti dello Stoicismo. Prosegue quell'azione di controllo della vita intellettuale che era iniziata anni prima con la dinastia Giulio Claudia.



Dopo l'esperienza di Domiziano, il Senato si preoccupa che al potere salgano persone capaci di governare--> diventa imperatore Nerva, esponente dell'antica nobiltà romana. Il suo regno durò solo due anni, ma Nerva si impegnò molto per rimediare ai danni provocati da Domiziano: provò a risanare le finanze statali, donò terre ai nullatenenti e liberò molti prigionieri politici di Domiziano.
Nel 97 adotta Traiano, comandante militare spagnolo: con Nerva nasce il Principato Adottivo--> era l'imperatore in carica a scegliere il suo successore, adottandolo. In questo modo si salvaguardava il criterio dinastico (caro al popolo) e il criterio meritocratico (caro al Senato).


Traiano governa dal 98 (morte di Nerva) al 117. Fu il primo imperatore di origine provinciale. Volle espandere l'impero--> conquista la Dacia ricca di oro con cui finanziò opere pubbliche: nuovo foro, mercati, terme, ampliamento del porto di Ostia, strade, etc. Attuò anche provvedimenti economici istituendo gli Alimenta--> prestiti di denaro agli agricoltori.
Massima espansione dell'impero sotto Traiano
Nel 114 si volge a Oriente e occupa Armenia, Assiria, Mesopotamia. Sotto Traiano si ha la massima espansione dell'impero e un periodo di benessere economico, con una notevole fioritura delle arti e delle lettere. A livello culturale scrisse personalmente alcune opere come il "De Bello Dacico" (opera andata perduta) e poesie sia in latino che in greco. Finanziò cattedre pubbliche di retorica, filosofia e diritto. Traiano rappresenta la figura di "optimus princeps" per eccellenza.
Muore improvvisamente nel 117 e sul letto di morte adotta Adriano.


Scorcio di Villa Adriana a Tivoli
Adriano regna dal 117 al 138. Sale al trono a 41 anni. In politica estera adottò una politica difensiva e pacifica, rinunciando all'espansionismo che aveva caratterizzato i suoi predecessori. Consolidò i confini dell'impero costruendo grandi opere di fortificazioni lungo il Reno e il Danubio e il celebre Vallo in Britannia (oggi confine Inghilterra-Scozia). Sotto Adriano vi fu un periodo di pace, a parte una rivolta di Giudei in cui Gerusalemme venne distrutta e poi rifondata.
Adriano diede il via a molte opere urbane: Villa Adriana a Tivoli, ricostruzione del Pantheon, Castel Sant'Angelo, etc. A livello culturale pubblicò discorsi personali ed epistole.
Fu però un imperatore poco amato sia dal popolo che dal Senato.
Muore nel 138 d.C. dopo aver adottato Antonino.




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