mercoledì 7 dicembre 2016

SPIEGAZIONE CAPITOLO 25 IL PRINCIPE DI MACHIAVELLI

Il capitolo XXV del Principe di Machiavelli è incentrato sul tema della Fortuna e del Libero Arbitrio.
Secondo Machiavelli l'uomo deve saper cogliere le occasioni che la Fortuna gli offre e poi saperle sfruttare a proprio vantaggio. Anche partendo da una situazione potenzialmente negativa si può arrivare a qualcosa di positivo.
Machiavelli si rifiuta di credere che la volontà dell'uomo sia completamente governata dalla
Fortuna---> l'uomo deve saper prevedere (in tempi di quiete) ciò che potrà un giorno accadere (in giorni di tempesta) e quindi prendere rimedi in anticipo--> similitudine del fiume---> prevedere in tempo i pericoli e le situazioni che potranno verificarsi è come costruire un argine lungo il fiume per prevenire l'inondazione della città.
La Fortuna, quindi, governa sì la vita dell'uomo, ma a metà, insieme al Libero Arbitrio che diventa uno strumento potentissimo se usato in maniera saggia, cioè adeguandosi al momento che si sta vivendo e cambiando di volta in volta il modo di agire.
In sostanza Machiavelli sostiene che il Principe manterrà a lungo il suo potere se saprà di volta in volta adeguare il suo comportamento alla situazione che si troverà davanti: quindi una volta dovrà essere prudente, una volta temerario, una volta violento, una volta paziente.. solo così riuscirà nel suo governo---> agendo sempre e solo con prudenza o sempre e solo con temerarietà non potrà far fronte agli imprevedibili rivolgimenti della Fortuna.


Parafrasi del Capitolo XXV

So bene che molti ritengono che le cose del mondo siano governate da Dio e dalla Fortuna, e che gli uomini con le loro azioni non possano opporvisi in alcun modo; per questa convinzione molti pensano che non valga la pena affannarsi nelle cose, ma lasciano che sia la sorte a dirigere tutto.
Questa convinzione è dovuta anche a tutto ciò che di brutto è accaduto nei nostri tempi e che, qualche volta, ha permesso che anche io credessi che non si potesse agire diversamente.
Nonostante questo ritengo che la Fortuna diriga solo metà delle nostre azioni e che l'altra metà sia lasciata al Libero Arbitrio.  
Io paragono la Fortuna ad uno di quei fiumi che quando si ingrossano fanno tracimare le loro acque invadendo pianure e città: tutti scappano davanti alla piena del fiume, senza cercare di fermarla in qualche modo. E pur sapendo che il fiume potrà tracimare ancora, nessuno si adopera per costruire un argine che possa un domani arrestare la piena.
Allo stesso modo si comporta la Fortuna, che agisce e sconvolge la vita di quegli uomini che non si sono preparati a resistere alla sua potenza.
E, se ci pensate, vedrete bene che l'Italia è proprio questa campagna senza argini, sconvolta da lotte interne e invasioni come invece non è accaduto a Spagna, Francia o Germania che erano preparate al peggio.
Tornando a casi minori, a volte si vedono Principi che governano felicemente e subito dopo cadono in disgrazia senza che abbiano fatto nulla di rilevante: io credo proprio che ciò accada perché coloro si sono unicamente affidati alla Fortuna, e come essa è cambiata, è cambiato anche la loro condizione.
Il Principe che governa meglio è quello che adegua il suo modo di governare al tempo che sta vivendo, mentre chi non capisce il periodo storico in cui vive è destinato a fallire.
I Principi arrivano alla gloria e al potere in modi diversi: c'è chi lo fa pazientemente, con prudenza e accortezza e chi lo fa con impeto e violenza, desideroso di avere subito tutto.
E fra loro c'è chi riesce a mantenere a lungo il potere e chi invece lo perde in fretta.
Bisogna saper capire quando è tempo di agire con prudenza e quando invece con impeto, quando avere pazienza e attendere e quando invece agire subito di corsa. 
Questo è il Principe che manterrà il potere: perché sa adeguarsi, di volta in volta, alla situazione che ha davanti. Agendo solo con prudenza o solo con impeto non si otterranno i risultati voluti.
Papa Giulio II governò solo con impeto, e fu fortunato perché il momento andava affrontato con rapidità. Ad esempio l'impresa di Bologna: quando i Veneziani temporeggiarono per paura e gli Spagnoli per riuscire a ottenere il Regno di Napoli, lasciarono entrambi campo libero al Papa che riuscì appunto a riprendersi il governo della città di Bologna, alleandosi con i Francesi contro la Repubblica di Venezia. A Giulio II andò tutto bene, nel modo che aveva previsto anche perché la sua breve vita non diede tempo di verificare se davvero egli operò nel modo migliore.
Concludo dicendo che per governare la Fortuna bisogna che gli uomini si adattino agli eventi senza rimanere troppo legati alle proprie inclinazioni, perché la Fortuna è donna e per vincerla bisogna essere temerari, coraggiosi e poco rispettosi proprio come sono i giovani.


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