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sabato 17 agosto 2013

CONFRONTO DUELLO ENEA-TURNO E ACHILLE-ETTORE

Enea e Turno in un dipinto di Paolo Giordano
Nell'Iliade la vicenda dell'ira di Achille- ira che da impulso a tutta l'opera- si conclude con il duello fra Achille ed Ettore e la morte di quest'ultimo (n.b. il poema prosegue per altri due libri!). 
Anche Virgilio conclude il suo poema con un duello fra eroi, ispirandosi al XII libro dell'Iliade, ma reinterpretandolo in maniera originale.

Fin dall'inizio Virgilio ci ha presentato Enea come un secondo Ettore, mentre Turno, coerentemente con il suo ruolo di antagonista, ci viene presentato (dalla Sibilla) come un altro Achille. 
Giunti al momento del duello finale, però, i ruoli si devono invertire: il lettore conosce già l’esito dello scontro, e sa che sarà Enea, come Achille, il vincitore; il lettore ricorda anche la violenza di Achille, che dichiara di desiderare di uccidere a morsi l’avversario, che infierisce orrendamente sul corpo di Ettore, nutrendosi della vendetta in modo quasi animalesco. Per questo potrebbe essere difficile che Enea, fino ad ora personaggio d'animo pio, possa assumere nel finale il ruolo di feroce vendicatore.

Enea si trasforma---> da eroe pius a feroce vendicatore
Per questo la trasformazione, incoerente dal punto di vista della moralità del personaggio, deve essere resa credibile e giustificabile sotto il profilo della narrazione: per giungere a questo, Virgilio ci prepara fin dal libro X, dove si narra del duello fra Turno e Pallante. Qui l'autore esaspera la violenza di Turno, per rendere in qualche modo giustificabile la futura vendetta (giustificabile ovviamente non in sé -la vendetta è comunque legittima nel codice eroico- ma relativamente alla costruzione della personalità di Enea).
Dal momento in cui viene a conoscenza della morte del giovane alleato, Enea ritiene che Turno abbia invalidato da Turno il codice che regola i rapporti tra nemici, e procede ad una strage indifferenziata di quanti gli capitino sotto tiro. E’ un primo segnale, ma l’equilibrio nella personalità dell’eroe si ristabilisce nuovamente nel duello con Lauso, in cui ritroviamo un Enea pietoso e rispettoso, che riconosce e onora il coraggio e la giovinezza. 
Un nuovo elemento di legittimazione della vendetta è costituito dalla richiesta di Evandro, che dichiara di mantenersi in vita solo per la speranza che Enea, per rispettare i patti di alleanza sanciti tra i due, vendichi la morte del figlio, uccidendo Turno. 
Anche gli interventi di Giuturna esasperano l’eroe troiano, facendo scaturire in lui la furia, davvero degna di un eroe omerico, con cui lo troviamo ad affrontare il duello finale, ormai completamente trasformato e adesso molto più simile ad Achille che ad Ettore.

Il duello
Enea assomiglia ad Achille perché è l'eroe che attacca e incalza, che ha dalla sua parte il favore degli dei. 
Turno invece sembra più Ettore, il guerriero che affronta il duello finale con coraggio pur consapevole di avere un destino ostile. 
Altri punti simili:
Turno fugge, inseguito dall'avversario.
Turno supplica Enea, così come Ettore aveva supplicato Achille.

  

mercoledì 27 marzo 2013

ENEIDE TRAMA BREVE


Poema epico scritto da Virgilio nel I secolo a.c.
E' diviso in 12 libri e rimase incompiuto per la sopraggiunta morte dell'autore.

Trama
Enea fugge da Troia in fiamme portando con sé il padre Anchise e il figlio Ascanio, mentre la moglie, Creusa muore durante la fuga.
Disperato, Enea si imbarca insieme ad altri troiani in cerca di una nuova terra. Il loro viaggio dura per 7 anni soprattutto perché Giunone (nemica di Enea) provoca terribili tempeste. 
Finalmente i profughi approdano a Cartagine (nel nord dell'Africa) dove Enea conosce Didone che si innamora perdutamente di lui. I troiani si trovano bene, il regno è molto ospitale e vorrebbero fermarsi, ma Enea insiste per partire perché sa che è in Italia che dovranno fondare un nuovo regno.
Dopo la partenza di Enea, Didone, disperata, si suicida con la spada dell'amato, maledicendolo per sempre e facendo giurare vendetta al suo popolo perché distrugga i suoi futuri discendenti (cioè i romani).
La morte di Didone - Peter P.Rubens 
Come molti altri eroi greci anche Enea, durante il suo avventuroso viaggio, deve discendere agli Inferi, dove incontra il padre Anchise, già morto, che prevede per lui la fondazione di un potente Impero (Roma).
Finalmente Enea arriva nel Lazio, dove governa il re Latino. Questi ha una figlia di nome Lavinia che deve sposarsi con Turno, capo di una banda di rivoltosi chiamati Rutuli. Tutto ciò era stato combinato nonostante un oracolo avesse profetizzato a Latino che un uomo venuto dal mare (Enea) avrebbe sposato sua figlia e avrebbe creato un impero.
Turno ed Enea si dichiarano guerra per la bella principessa (che preferisce Enea) e iniziano a combattere. Enea è aiutato da Venere (dea dell''Amore), Turno da Giunone (nemica di Enea).
Giove evita di schierarsi, e la guerra si prolunga per un certo tempo.
Alla fine, Enea uccide Turno in battaglia e ottiene la mano di Lavinia.
Insieme fondano il regno che un giorno diventerà Roma.

lunedì 11 marzo 2013

RICERCA SUI LAGHI VULCANICI ITALIANI


I laghi vulcanici sono quelli che si sono formati nei crateri dei vulcani ormai spenti.
I laghi italiani di origine vulcanica si trovano soprattutto nella regione appenninica e sono:

Lago di Bolsena
Il lago di Bolsena è il lago vulcanico più grande d'Europa. Si trova nel Lazio (provincia di Viterbo) e ha rive basse e sabbiose (spesso di colore nero per l'origine vulcanica). E' uno dei pochi laghi italiani ad essere completamente balneabile. (--->ci si può fare il bagno!). Ha due isole: l'Isola Bisentina, l'Isola Martana.  

Sempre nel Lazio troviamo il lago di Bracciano, situato a nord della provincia di Roma.  Ha una superficie di oltre 57 chilometri quadrati, raggiungendo una profondità di massima di circa 160 metri. Non ha isole, ma in località La Marmotta sono stati rinvenuti insediamenti neolitici (5000 a.c.).

Lago di Martignano.
Lago di Vico
Anch'esso nel territorio laziale (provincia di Roma) è profondo al massimo 60 mt ed era già conosciuto al  tempo dei romani che lo frequentavano per villeggiatura e per attingere l'acqua che era trasportata dagli acquedotti. Non ha strade perimetrali, ne' centri abitati sulle sue rive--->la natura è pressoché incontaminata.

Lago di Vico
Si trova in provincia di Viterbo (Lazio) e ha avuto origine circa 100.000 anni fa dal riempimento della caldera vulcanica ed è circondato dai monti Cimini.

Il Lago Albano si trova nell'area dei Castelli Romani, in provincia di Roma. L’attività eruttiva è cessata o in stato di quiescenza da millenni. Alcuni recenti studi hanno confermato la presenza di eruzioni avvenute circa 5000 anni fa; fenomeni di ribollimento e tracimazione del lago si sono protratti invece fino ad epoca romana. Oggi è ancora possibile registrare fenomeni vulcanici sia pure di entità modesta, emanazioni gassose tossiche, deformazioni del suolo e frequenti piccoli terremoti spesso in sciami.
Lago Albano

 Ancora nel Lazio troviamo il Lago di Nemi, a sud di Roma. Ha caratteristiche simili al Lago Albano anche se è molto più piccolo. Il lago di Nemi è l'unico lago italiano in cui vive il pesce re, specie sudamericana introdotta per favorire la pesca. Questo lago era un apprezzato luogo di divertimenti e villeggiatura degli antichi romani; tra l'altro, nelle vicinanze, erano situati un bosco e un luogo di culto dedicati alla dea Diana. Sui suoi fondali furono recuperate due navi di epoca romana e diversi altri reperti storici, poi distrutti in un incendio provocato (si presume) dalle truppe tedesche nel 1944. 

Veduta aerea del Lago d'Averno

Spostandosi più a Sud, in Campania, si trova il Lago D'Averno, vicino a Napoli e ai Campi Flegrei. Il lago presenta la caratteristica forma ellittica e raggiunge una profondità massima di poco più di 30 m.

Averno nell'antichità era anche sinonimo di Inferno, infatti Virgilio nel VI libro dell'Eneide ne parla come dell' ingresso agli Inferi.