Visualizzazione post con etichetta tesina sulla solitudine. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tesina sulla solitudine. Mostra tutti i post

martedì 21 maggio 2013

RIASSUNTO LA METAMORFOSI DI KAFKA

Riassunto
Il protagonista è Gregorio Samsa, un commesso viaggiatore che, dopo una notte particolarmente agitata, si risveglia trasformato in un enorme scarafaggio. Da questo momento inizia per lui una nuova vita: smette di lavorare e per non suscitare ripugnanza negli altri vive nascosto nella propria stanza. La sua famiglia però, non avendo più il sostentamento dato dal suo lavoro, è costretta ad accettare in casa alcuni pensionanti. Una sera, sentendo la sorella suonare il violino, Gregorio esce furtivamente dalla sua camera per ascoltarla meglio, ma un pensionante, accortosi di lui, ne è inorridito. Succede un parapiglia e Gregorio viene respinto nella sua camera. A questo punto l'uomo cade in uno stato di depressione tale da condurlo a rifiutare il cibo offertogli fino a giungere ad una morte lenta. Toccherà alla cameriera far sparire l'ingombrante cadavere, mentre il resto dei familiari si concederà dopo mesi una gita fuori città, discutendo dell' avvenire.

Analisi
L'opera può essere letta in molteplici modi, per il suo carattere ambiguo e fortemente simbolico.
Sicuramente dominante è il tema dell'esclusione e della solitudine dell'uomo nella società moderna.
La famiglia reclude l'uomo-insetto, così come la società tende ad escludere il "diverso".
Copertina originale de "La metamorfosi"
Kafka pone l'accento sul fatto che anche le persone a noi più care (genitori, fratelli e sorelle) non siano dotati di amore incondizionato, anzi sono capaci di arrivare ad un odio talmente grande da essere essi stessi una minaccia per la nostra esistenza (ne La metamorfosi, la sorella Grete propone ai genitori di uccidere Gregorio ottenendo la loro approvazione).
Simbolicamente Kafka presenta qui il tema della difficoltà del rapporto genitori-figli che fu uno dei nodi principali della sua vita e di molte delle sue opere.
Oltre a questi temi, si può intravedere una tematica di tipo autobiografico in quanto anche l'autore non godette sempre di ottima salute e fu per questo costretto a vivere spesso lontano e "diversamente" dagli altri.

Linguaggio
A temi tanto duri e difficili, fa da contrasto un linguaggio molto semplice, leggero e scorrevole.

giovedì 2 maggio 2013

ANALISI LA BEVITRICE DI ASSENZIO DI PICASSO

Siamo nella Parigi di fine '800, in uno dei tanti cafè che animavano le notti della Ville Lumiere di quegli anni.
Sullo sfondo di un muro rossastro e non certo pulito, una donna siede solitaria al tavolino di un caffè con davanti un bicchiere di assenzio e un sifone di seltz. Ha braccia mostruosamente lunghe che stringe attorno alla rotondità del corpo, comprimendola, in un atto di estrema solitudine ed emarginazione.
Inizialmente usato come farmaco per ridurre la febbre ai soldati impegnati in battaglia, l'assenzio divenne tanto popolare fra i parigini che molti caffè e cabaret istituirono un momento specifico per berlo, la cosiddetta "heure verte"- l'ora verde. Divenne poi segno distintivo del movimento bohemien e fu il probabile ispiratore di alcune fra le più grandi opere della letteratura e delle arti. Personaggi come Baudelaire, Verlaine, Picasso, Dostoevskij, Rimbaud, Van Gogh, Toulouse-Lautrec, Gauguin, Zola, Oscar Wilde, cedettero al suo colore, al suo profumo, al suo sapore, ma soprattutto ai suoi effetti allucinogeni.

Picasso realizzò questo quadro nell'autunno del 1901, durante il suo secondo viaggio a Parigi, quando aveva solo 22 anni. Il tema della solitudine, il senso di isolamento e di vuoto non erano nuovi nell'arte  francese del 19 ° secolo: possiamo ritrovarli in molte opere di Degas e di Toulouse-Lautrec, ma con Picasso si raggiunge un nuovo livello di drammaticità pittorica.
La donna sembra non vedere nemmeno ciò che ha davanti, sembra non accorgersi di essere in un luogo pubblico, pieno di gente allegra e vitale.
La drammaticità della scena è resa da una composizione "a blocchi": un primo blocco composto dalla figura femminile, un secondo blocco dal bicchiere e dal sifone.
Il senso dello spazio non è dato dalla prospettiva pittorica, ma viene piuttosto "percepito" attraverso l'intersezione delle forme. La composizione è chiara, attentamente bilanciata e la leggera differenza fra i colori rende il dipinto quasi monocromatico, aumentando così il contenuto emotivo della raffigurazione. Le mani della donna sono simili ad artigli che afferrano il corpo e le spalle, mentre il viso è spigoloso e le lunghe dita, magre e ossute, sembrano sorreggerlo nella sua immobile imperfezione.
Tutto ciò rafforza il senso di tensione interiore che il quadro comunica, come se la donna fosse completamente tagliata fuori dal mondo che ha intorno.
Il quadro è un olio su tela di 73x54 cm ed è conservato al museo dell'Ermitage di San Pietroburgo.



domenica 28 aprile 2013

ASPETTANDO GODOT TRAMA E ANALISI


Trama
Due uomini vestiti da vagabondi, Estragone e Vladimiro, stanno sotto un albero in una strada di campagna: un certo Godot ha dato loro appuntamento senza precisare ne' il luogo ne' l'orario. I due non sanno neanche esattamente chi sia questo Godot, ma pensano che aspettandolo potranno rimediare qualcosa di caldo da mangiare e un letto dove dormire. Mentre attendono passa sulla strada una strana coppia di personaggi: il proprietario terriero Pozzo che tiene al guinzaglio il suo servitore, Lucky. 
 Estragone e Vladimiro sono incuriositi dal modo di fare del padrone e, nello stesso tempo, sono spaventati dalla misera condizione del servo. Pozzo e Lucky riprendono il loro cammino. Nel frattempo cala la sera e Godot non si è visto. Ad un certo punto arriva un ragazzo che riferisce loro che Godot non può venire, ma che verrà sicuramente domani. I due prendono in considerazione l'idea di suicidarsi, ma rinunciano. Poi pensano di andarsene, ma restano. Vladimiro ed Estragone attendono pazientemente sotto l'albero l'arrivo di Godot. Vedono nuovamente passare Lucky e Pozzo, che nel frattempo è diventato cieco. Sull'albero notano che sono spuntate due o tre foglie. Pozzo e Lucky se ne vanno. Arriva il messaggero a dire che Godot anche stasera non potrà venire ma arriverà sicuramente l'indomani. I due manifestano l'intenzione di andar via, ma in realtà non si muovono dal loro posto.

Analisi
Aspettando Godot è l'opera più celebre di Samuel Beckett: scritta tra il 1948 e il '49, venne rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1953. 
Considerata l'opera più rivoluzionaria del teatro del 900, ruota attorno al tema dell'attesa (vana!) unitamente a quello dell'incomunicabilità e della solitudine dell'uomo moderno.
L'opera non ha una vera trama, non ci sono grandi azioni: tutto è costruito attorno al dialogo fra i personaggi. A tal proposito, uno dei primi critici, VivianMercier, recensì l’opera con queste parole : "Aspettando Godot è una commedia in cui non accade nulla per due volte".
Ed è proprio dai dialoghi che emergono le idee principali su cui è costruita la pièce: 
  • la vita è dolore, un dolore costante, sempre presente e immutabile  
  • la vita è solitudine, noia, ripetizione degli stessi gesti
  • l'uomo non sa nulla della vita, vive come disperso in una dimensione spazio-temporale che non conosce
  • l'uomo non ha più riferimenti, non ha più dio, è solo di fronte all'ignoto

Vladimiro ed Estragone nascono dalla passione di Beckett per i barboni: avendolo sempre incuriosito ed affascinato, li rese protagonisti non solo di Aspettando Godot, ma anche di molti altri suoi romanzi. 
Essi rappresentano la condizione umana in tutte le sue sfaccettature, ma che fondamentalmente è poi sempre uguale - per questo nella commedia i due personaggi non mutano mai.

Aspettando Godot può essere considerata una metafora della condizione esistenziale: ogni uomo che si interroga, si pone delle domande, ateo o credente che sia, sta aspettando un Godot, ovvero una risposta, un qualcosa o un qualcuno che ci riveli il senso del tutto, che ci indichi il perché della nostra vita e delle nostre sofferenze, che ci dica chi siamo e perché siamo nati.


Tutte le opere di Beckett hanno come filo conduttore appunto la solitudine dell'uomo moderno: un uomo che ha perso dio, che si trova senza riferimenti, in una condizione di totale rassegnazione, ignoranza e impotenza.  Per di più senza riuscire a comunicare veramente con qualcuno.