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martedì 13 ottobre 2020

ANALISI POESIA AGONIA DI UNGARETTI

AGONIA


Morire come le allodole assetate 
sul miraggio 

O come la quaglia 
passato il mare 
nei primi cespugli 
perché di volare    
non ha più voglia 

Ma non vivere di lamento 
come un cardellino accecato


PARAFRASI

Sarebbe meglio morire come le allodole che scambiano per acqua quello che è solo uno specchio. 
O come la quaglia che, dopo aver attraversato il mare, non ha più la forza di volare e muore sfinita appena toccata terra ("primi cespugli").
Piuttosto che vivere in gabbia, infelice (di lamento), come un cardellino che gli uomini hanno reso cieco.  

ANALISI METRICA

Lirica composta da 9 versi liberi divisi in tre strofe. 
Non ci sono rime vere e proprie, a parte nel 4° e 6° verso (mare-volare).
Nella seconda strofa si possono però notare delle consonanze (quaglia - cespugli - voglia) dove si ripete appunto "gli".
La lirica ha una struttura circolare: inizia e termina con un paragone (una similitudine) di tipo naturalistico. 

FIGURE RETORICHE

Similitudine= v. 1 "come le allodole assetate" - v. 9 "come un cardellino accecato" 
Allitterazione= v. 1 "allodole" (allitterazione della L) e "assetate" (allitterazione della S)
Enjambement= v. 1 "assetate/sul miraggio" 
Metafora= v. 2 "sul miraggio", cioè sugli specchietti che vengono utilizzati per catturare questa specie di uccello - v. 5 "primi cespugli" (indicano la terraferma, il primo approdo sicuro dopo la migrazione)
Inversione= vv. 7-8 "di volare/non ha più voglia" 


COMMENTO

La lirica fa parte di Allegria di naufragi, la prima raccolta di poesie di Ungaretti, iniziata nel 1916 e pubblicata una prima volta nel 1931, a cui seguirono molte altre edizioni in quanto il poeta continuerà a rivedere e a rimaneggiare l'opera fino alla morte. Allegria di naufragi è composta da cinque gruppi di poesie: Ultime, Il porto sepolto, Naufragi, Girovago e Prime.
E del primo gruppo, Ultime, fa proprio parte la lirica Agonia che, rappresenta, attraverso l'esistenza di tre specie di uccelli, la parabola dell'uomo. 
Agonia fu scritta prima del coinvolgimento personale del poeta nella guerra del 15-18 e si colloca fra le sue poesie "interventiste". Pur avendo affermato di non amare la guerra, Ungaretti sostenne con fervore la campagna interventista dell’Italia nel primo conflitto mondiale. Sembrerebbe una contraddizione, ma una spiegazione possibile possiamo trovarla proprio in questa poesia dove il poeta afferma che è meglio morire per aver creduto in un’idea, per avere speso le proprie forze inseguendo un sogno, che continuare a vivere chiusi in una gabbia, lamentandosi e recriminando senza alcun desiderio, senza alcuna prospettiva sul futuro. Il ritmo della poesia è spezzato dalla brevità dei versi, che sembrano quasi un singulto e che ben rendono l'idea di un'esistenza difficile e dolorosa. Dolore che accomuna, anche se diversamente, gli uccelli che vengono nominati nel testo: tutti e tre, infatti, per cause diverse vanno incontro ad una fine tragica, ma è chiaro l'apprezzamento del poeta verso chi riesce comunque a compiere uno sforzo, chi ha una meta e cerca di raggiungerla pur pagando con la propria vita. 

domenica 7 ottobre 2018

PARAFRASI L'ISOLA UNGARETTI

L'Isola di Giuseppe Ungaretti


A una proda ove sera era perenne
Di anziane selve assorte, scese,
E s'inoltrò
E lo richiamò rumore di penne
Ch'erasi sciolto dallo stridulo
Batticuore dell'acqua torrida,
E una larva (languiva
E rifioriva) vide;
Ritornato a salire vide
Ch'era una ninfa e dormiva
Ritta abbracciata a un olmo.

In sé da simulacro a fiamma vera
Errando, giunse a un prato ove
L'ombra negli occhi s'addensava
Delle vergini come
Sera appié degli ulivi;
Distillavano i rami
Una pioggia pigra di dardi,
Qua pecore s'erano appisolate
Sotto il liscio tepore,
Altre brucavano
La coltre luminosa;
Le mani del pastore erano un vetro
Levigato da fioca febbre.


PARAFRASI

Su di una spiaggia dell'isola, dove alcuni vecchi alberi facevano sempre ombra [sera], giunse qualcuno [Ungraretti non dice chi è, forse un viaggiatore o il poeta stesso], che proseguì verso l'interno, ma la sua attenzione fu richiamata da un uccello che, sollevandosi dalle acque calde le aveva agitate.
E vide un' immagine indefinita (che appariva e scompariva).
In seguito si accorse che quella creatura era una divinità [ninfa], che dormiva in piedi abbracciata ad un olmo.

Passando da visioni evanescenti ad altre più concrete e vivide, arrivò ad un prato dove c'erano fanciulle sui cui occhi l'ombra del bosco si posava come cala la sera ai piedi di un uliveto.
I raggi di sole passavano attraverso i rami come una pioggia lenta e rada.
Alcune pecore si erano appisolate sotto quella luce a metà fra il sole e l'ombra, mentre altre brucavano il prato.
Le mani del pastore erano umide come il vetro levigato da un debole calore.


ANALISI METRICA

La lirica è composta da 24 versi (in maggioranza settenari, novenari ed endecasillabi) divisi in due strofe (la prima di 11 versi e la seconda di 13).
Ungaretti non segue uno schema ritmico preciso anche se ci sono rime baciate ("perenne-penne") e rime interne ("s'inoltrò-lo richiamò").
Il ritmo della lirica è spezzato da frequenti enjambements e dall'uso, abbondante, della punteggiatura.


FIGURE RETORICHE

Iperbole= v. 1 "sera perenne"

Personificazione= v. 2 "anziane selve assorte" - v. 6 "batticuore dell'acqua"

Enjambement= v. 4 "penne/ch'erasi sciolto" -  vv. 7/8 "languiva/rifioriva" -  vv. 10/11 "dormiva/ritta"

Antitesi= vv. 7/8 "languiva e rifioriva"

Epifora= vv. 8/9 "vide" - "vide" (stessa parola ripetuta in fine di verso)

Metafora= v. 6 "stridulo batticuore" (che rappresenta l'incresparsi dell'acqua") - v. 23 "le mani del pastore erano un vetro"

Iperbato= v. 14 e seguenti "negli occhi si addensava... delle vergini"

Similitudine= v. 15/16 "come sera appiè degli ulivi"

Sinestesia= v. 20 "liscio tepore"  - v. 24 "fioca febbre"



COMMENTO

L'isola descritta da Ungaretti non va intesa come un luogo ben definito, ma come uno scenario fuori dal tempo, un luogo onirico e magico che potrebbe anche rappresentare l'esistenza umana.
Il paesaggio richiama per molti versi il topos del locus amoenus: popolato di ninfe, creature misteriose, pastori e greggi, e ricco di simboli, di acque magiche e tenebrose foreste.
La critica ha di volta in volta confrontato l'isola di Ungaretti a un luogo di sogno o, come dicevamo, alla mitica Arcadia, popolata da ninfe e pastori.
In realtà la lirica appartiene ad un periodo di profonda crisi del poeta, quando più forte si fece in lui il disagio esistenziale e il profondo senso di vuoto interiore che gli provocava angoscia.
La lirica rispecchia per questo pienamente l'ermetismo ungarettiano, densa com'è di figure e connessioni particolari, dalla difficile interpretazione.