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giovedì 1 febbraio 2018

RIASSUNTO CICERONE

Marco Tullio Cicerone nasce nel 106 a.C ad Arpino (Lazio) da una famiglia non "nobile", ma appartenente all'ordine equestre--> abbastanza ricchi da avviarlo alla carriera politica.

Gli studi
Studia a Roma con maestri greci di filosofia e retorica e frequenta il Foro fin da giovane.
Nell'81 a.C (ha 25 anni) sostiene la sua prima causa--> l'orazione Pro Quinctio. Dal 79 al 77 a.C va in Grecia e in Asia Minore per perfezionare gli studi. Tornato a Roma intraprende la carriera politica:--> nel 75 a.C. diventa questore in Sicilia e l'anno dopo (76 a.C.) entra in Senato.
Nel 63 a.C viene eletto console, vincendo le elezioni contro Lucio Sergio Catilina.

Il Consolato
Durante gli anni del consolato Cicerone ha posizioni conservatrici: difende gli ottimati (i ceti forti economicamente-->senatori e cavalieri) contro i populares, sostenuti da Giulio Cesare che invece voleva riforme per i ceti meno abbienti. La questione più spinosa che Cicerone dovette affrontare durante il consolato fu

La congiura di Catilina
Lucio Sergio Catilina, dopo essere stato nuovamente sconfitto all'elezione come console, si stava preparando a impadronirsi del potere con la forza. I suoi piani furono scoperti da Cicerone che lo attaccò violentemente con un'orazione (la prima Catilinaria) e lo costrinse a lasciare Roma. Quando 5 capi della congiura vennero arrestati. Cicerone si mostrò a favore della pena di morte, mentre Cesare era contrario. Catilina morì nel 62 a.C combattendo contro l'esercito romano in Etruria.

La decadenza e l'esilio
Dopo la morte di Catilina, l'importanza politica di Cicerone si affievolisce notevolmente--> sale al potere il Primo Triumvirato con Cesare, Pompeo e Crasso che avevano posizioni più "popolari" rispetto al conservatorismo ciceroniano.
Nel 58, con un processo sommario, Cicerone viene condannato all'esilio per aver mandato a morte i "catilinari", cioè coloro che avevano capeggiato la congiura di Catilina. Gli vengono confiscati i beni e gli viene demolita la casa. L'esilio, in Grecia, dura 16 mesi. Nel 57 Cicerone viene richiamato a Roma grazie all'intervento di Pompeo e di altri amici.

Il riavvicinamento a Cesare
Dopo l'esilio Cicerone si riavvicina a Cesare e a Pompeo, rimanendo però ai margini della politica, anche se si adattò a difendere in tribunale i personaggi legati a Cesare e Pompeo.
Nel 51 è proconsole in Asia Minore e, quando torna in Italia, trova un clima politico surriscaldato dalle tensioni fra Cesare e Pompeo. Cicerone si schiera dalla parte di Pompeo e, dopo che Pompeo viene sconfitto in Egitto, Cicerone torna a Roma riconciliandosi nuovamente con Cesare (47 a.C).

Dolori privati
Dopo che Cesare diventa dittatore, Cicerone limita i suoi interventi pubblici e si dedica all'attività letteraria. All'amarezza per la vita politica, si aggiungono i dispiaceri privati--> nel 46 a.C divorzia da Terenzia, dopo 30 anni di matrimonio. Trovandosi poi in difficoltà finanziarie sposa Publilia, una giovane 21enne di cui era tutore. Nel 45 muore di parto la figlia Tullia e poco dopo fallisce anche il suo matrimonio con Publilia.

Secondo Triumvirato e morte
Dopo l'assassinio di Cesare (15 Marzo 44 a.C) Cicerone si schiera con coloro che l'avevano ucciso, appoggiando Ottaviano e sperando così di diventare suo consigliere (voleva convincerlo a ridare potere e forza al Senato). In realtà Ottaviano si serve di lui per attaccare Antonio, suo rivale--> infatti Cicerone scrive le Filippiche proprio contro Antonio.
Nel 43 a.C quando Antonio e Ottaviano si alleano con Lepido nel Secondo Triumvirato, il nome di Cicerone è uno tra i primi ad essere scritto nelle liste di proscrizione e viene ucciso nella sua villa di Formia, il 7 Dicembre del 43 a.C.
Alcune fonti storiche narrano che la sua testa e le mani mozzate furono portate ad Antonio e poi esposte nel Foro Romano.

lunedì 10 aprile 2017

PLINIO IL VECCHIO RIASSUNTO

Nasce a Como nel 23 o 24 d.C. da una famiglia di ceto equestre. Funzionario imperiale, fece parte dell'esercito di Tito e fu uno dei più stretti collaboratori di Vespasiano. Quando erutta il Vesuvio, nel 79 d.C., si trova a Miseno dove ha il comando della base navale. Imbarcatosi per osservare meglio
l'eruzione, muore per asfissia o per collasso cardiaco.

Molte opere di Plinio sono andate perdute. Era un instancabile lettore: impiegava qualunque momento per leggere e, se non poteva farlo personalmente, incaricava qualcuno di leggere per lui.
L'unica opera pervenuta per intero è la Naturalis Historia--> 37 libri riguardanti le scienze della natura (geografia, cosmologia, metallurgia, mineralogia, materiali per le arti, etc.).

Epistola dedicatoria: dedica l'opera a Tito e scrive l'epistola nel 71 in occasione della pubblicazione dell'opera. Nell'epistola espone la novità della sua opera: nessun pregio letterario, solo una descrizione della natura anche nei suoi aspetti più umili, tanto da dover usare termini "rustici" e "barbari". Il lessico è ricchissimo, anche di termini tecnici.
L'opera ha carattere tecnico-scientifico e uno scopo pratico: era una sorta di enciclopedia di carattere "compilativo", ma per noi importantissima perché riporta dati e informazioni di testi ormai perduti.
Plinio non indaga le cause dei fenomeni, ma si preoccupa soprattutto di accumulare quanti più dati e informazioni ha di un determinato argomento. Non è sempre del tutto acritico: contesta e respinge ciò che non gli sembra accettabile, non su base scientifica, ma basandosi sul buon senso.

Mirabilia: grande attenzione di Plinio per fatti straordinaria ed eccezionali. Tramanda notizie curiose e leggendarie derivate anche dalla cultura greca, che nel Medioevo e oltre furono ritenute reali (poi smentite dalla scienza moderna).

Prefazioni-Digressioni: in queste parti dell'opera emerge la personalità di Plinio e il suo moralismo: critica la corruzione dei costumi, l'avidità di ricchezze, la ricerca del lusso e del piacere. Tutte queste cose si accompagnano al progresso della scienza e della tecnica---> atteggiamento antitecnologico di Plinio: la vita dell'uomo può essere migliorata con lo studio della natura, ma ha timori di tipo superstizioso: non bisogna cercare di carpire alla natura i suoi segreti più nascosti. E' favorevole alla ricerca scientifica, ma è contro la tecnologia perché la considera un incentivo all'avidità e all'ambizione che sfocia nel lusso e nella corruzione morale.

lunedì 27 febbraio 2017

RIASSUNTO TIBULLO VITA E OPERE

VITA
Le notizie sulla sua vita si deducono dalle sue elegie e dalle relazioni con Messalla Corvino, uomo politico attorno a cui si radunò un circolo letterario di cui Tibullo fu il principale esponente. Sappiamo che la famiglia di Tibullo era di rango equestre, che partecipò ad una spedizione al seguito di Messalla in Gallia, che fu in Missione in Asia Minore. La data di nascita forse è prima del 50 a.C. Morì giovane, poco dopo Virgilio, intorno al 19/18 a.C

Di Tibullo si hanno una raccolta di poesie, divisa in 3 libri→ Corpus Tibullianum (all'interno ci sono però anche componimenti non suoi o di dubbia attribuzione) . Cronologia opere
Libro I – pubblicato poco dopo il 27 a.CLibro II – successivo di parecchi anniNel complesso la sua produzione si colloca fra il 30 e il 20 a.C

CORPUS TIBULLIANUM 

3 libri di elegie


Libro I = 10 elegie
Libro II= 6 elegie
Libro III= 20 elegie

Libro I= 10 elegie piuttosto lunghe
  • 5 sono per la donna amata (con lo pseudonimo di Delia)
  • 3 sono per un altro amore (un giovanetto di nome Màrato)
  • 2 non sono di argomento erotico
Tema amoroso
Le due persone amate sono Delia e Màrato. A differenza degli altri poeti elegiaci, che scrivevano solo per donne, Tibullo scrive anche per un ragazzo. Va notato, però, che i carmi per Màrato, pur essendo molto curati a livello formale, sono più convenzionali (risentono dell'influenza del greco Callìmaco). Nei carmi per Delia ci sono alcuni motivi tipici della poesia elegiaca sia greca che contemporanea (Properzio), però ci sono note originali soprattutto nella 1a e nella 3a elegia.

I Elegia: parla del problema della scelta di vita. Tibullo contrappone la propria esistenza, che è povera (cioè semplice e modesta), senza impegni politici, ma confortata dall'amore, alla vita militare che porta sì ricchezze, ma non è compatibile con la tranquillità e con l'amore.

III Elegia: il poeta rimpiange l'età dell'oro, quando non esistevano né viaggi né guerre (in quel momento Tibullo era ammalato durante la missione in Asia Minore) e non vede l'ora di tornare a casa e ritrovare Delia.


Libro II = 6 elegie

I Elegia= Festa rurale degli Ambarvalia
II Elegia= Elegia per il compleanno dell'amico Cornuto
V Elegia= Elegia scritta per l'ingresso in un collegio sacerdotale del figlio di Messalla Corvino. Verso la fine di questa elegia Tibullo cita la nuova donna amata, Nèmesi.
Anche l'amore per Nèmesi è tormentato e provoca sofferenze. Tibullo introduce il tema della schiavitù d'amore (servitium amoris) e si raffigura come lo schiavo di una padrona (domina) crudele.

LibroIII= 20 componimenti

Solo gli ultimi 2 sono sicuramente attribuibili a Tibullo
Carme 19= dichiarazione d'amore per una fanciulla di cui non fa il nome
Carme 20= epigramma sulle voci che circolano riguardo l'infedeltà dell'amata e che lo fanno soffrire Elegie 1-6= un poeta di nome Ligdamo canta l'amore per una fanciulla di nome Neèra
Elegia 7= Panegirico di Messalla (tipico encomio)
Elegie 8 – 18= si raccontano vari momenti dell'amore di Sulpicia (io lirico) per Cerinto

Caratteri della poesia Tibulliana
Temi convenzionali già noti si ritrovano in Tibullo: derivano da Callìmaco, dagli epigrammi greci, da Properzio. Ci sono molti temi in comune fra Tibullo e Properzio (poi ripresi da Ovidio): la schiavitù d'amore (servitium amoris), l'amata vista come domina (padrona), l'infedeltà della puella, le sofferenze date dalla gelosia, il contrasto tra amore e ricchezza, il rifiuto della vita militare. Anche se Tibullo tratta questi temi convenzionali, alla base ci sono comunque reali esperienze di vita.
Però, non avendo dati biografici certi e precisi, bisogna leggere le sue elegie cercando di non confondere in modo totale e completo l'io lirico con l'autore.

Delia e Nemesi
Delia è una figura meno evanescente di Nemesi, è bionda, con le braccia bianche e Tibullo la descrive con molta tenerezza, soprattutto quando la rievoca fanciulla, mentre lo aspetta ansiosa per il suo ritorno. Nèmesi ha un nome simbolico= significa “vendetta” e forse è stato scelto da Tibullo come rivalsa verso Delia, infedele. Nèmesi ha più i caratteri convenzionali della cortigiana avida, della domina dura e capricciosa.

La vita nei campi
E' una vita idealizzata: Tibullo aspira alla pace della vita nei campi. La campagna è un luogo idilliaco, lontano dai vizi, dalla corruzione, dalla politica e dalla guerra. E' un mondo di pace e amore, dove rifugiarsi con la fantasia. Rispetto alle bucoliche di Virgilio c'è più accuratezza nelle descrizioni delle attività agricole e meno riferimenti all'attualità delle guerre civili.

Stile
Le elegie di Tibullo sono costruite più tramite associazioni di idee che con un preciso filo logico. Spesso la poesia di Tibullo assume il carattere di un monologo interiore (come già aveva fatto Catullo) o di un dialogo immaginario. Lo stile è semplice ed elegante, il tono è misurato e a metà fra lo stile elevato del sublime e la banalità del sermo vulgaris.

Stilemi
Il distico (2 versi, 1 esametro e 1 pentametro) è quasi sempre dotato di autonomia sia semantica che ritmica.
Anche l'ordine delle parole segue spesso uno schema preciso: l'aggettivo è spostato rispetto al nome cui si riferisce. Questi schemi in parte creano una sorta di prevedibilità e di monotonia, ma anche una cantabilità armoniosa e fluida che contribuisce a quell'impressione di molle dolcezza tipica dell'elegia. 

lunedì 26 dicembre 2016

LE METAMORFOSI DI OVIDIO RIASSUNTO

Poema in esametri in 15 libri (12.000 versi).
Nel proemio comunica il progetto di cimentarsi con l'epica. Non è epos eroico, ma mitologico--> si capisce dalla volontà di seguire l'ordine cronologico: cioè dall'inizio dei tempi alla sua epoca. 
L'epos eroico narra una vicenda unitaria (ad esempio l'Iliade), racchiusa in un tempo limitato. 
Epos mitologico=narra le vicende degli dei seguendo le età e le generazioni.

Modello
Teogonia di Esiodo. Nella cultura latina non ci sono esempi di epos mitologico prima di Ovidio.

Contenuti
Narra circa 250 miti--> parte dal racconto del Caos primitivo, poi introduce miti e leggende riguardanti gli astri, le fonti, le piante e gli animali fino a giungere all’uomo.

Struttura
In pratica nelle Metamorfosi si trova tutta la storia mitica del mondo, ma riorganizzata in una serie di racconti, il cui criterio generale di compilazione segue l’ordine cronologico, ma che viene molto spesso variato da Ovidio con l’introduzione di eventi anteriori o posteriori al fatto narrato, o con collegamenti tra le storie in base a rapporti familiari piuttosto che secondo affinità o diversità.
Ogni episodio/scena è un'unità a sé, connessa con le altre in modo non narrativo, ma sciolto e naturale.

Racconto nel racconto
Usa questa tecnica inserendo un racconto in quello principale e i personaggi narrati diventano narranti.

Metamorfosi
Ciò che unisce tutti questi episodi è la metamorfosi--> principio unificatore in un poema ricchissimo di materiale.

Fortuna dell'opera
Prima di abbandonare Roma Ovidio bruciò il manoscritto delle Metamorfosi perché lo riteneva imperfetto. Quando era a Tomi, però, incaricò un amico che ne possedeva una copia di pubblicarla. Nonostante questo l'opera non ebbe grande fortuna nell'immediato e rimase poco conosciuta fino a dopo l'anno 1000, quando tornarono alla luce alcune copie conservate dagli Arabi in Spagna. Fu proprio grazie alle Metamorfosi che gli occidentali riscoprirono la mitologia greca e l'opera ebbe da allora una grande importanza a livello culturale, tanto da ispirare scrittori come Ariosto, Shakespeare, Goethe, D'Annunzio.