lunedì 22 dicembre 2014

RIASSUNTO VITA DANTE

Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265 da famiglia guelfa. Le condizioni economiche non erano floridissime, ma riuscì comunque a procurarsi una raffinata educazione: lesse i poeti provenzali, i siciliani, Guittone, Guinizzelli. Fondamentale nella sua gioventù è la figura di Beatrice, la cui morte, avvenuta nel 1290, segna per lui un periodo di grande smarrimento. Per uscire da questo dolore Dante inizia lo studio della filosofia e approfondisce la cultura latina leggendo Virgilio, Ovidio, Stazio.
Politica
Dal 1295 la vita di Dante si arricchisce dell'esperienza politica--->entra nell'Arte dei Medici e Speziali e negli anni ricoprì varie cariche fino ad essere eletto fra i Priori (nel 1300). In quegli anni Firenze era lacerata dal conflitto guelfi/ghibellini e all'interno della fazione guelfa dalla lotta Neri/Bianchi.
La casa di Dante a Firenze
Bonifacio VIII voleva imporre il dominio della Chiesa sulla Toscana--->i guelfi bianchi volevano l'indipendenza di Firenze (Dante era un guelfo bianco) mentre i guelfi neri appoggiavano la politica di Bonifacio.
Esilio
Nel 1301 i Neri si impadroniscono di Firenze scatenando persecuzioni contro i Bianchi. Dante non è a Firenze e viene condannato all'esilio per baratteria (corruzione nell'esercizio di cariche pubbliche). Non essendosi presentato in città per discolparsi viene poi condannato al rogo.
Inizia così per il Poeta una sorta di pellegrinaggio in varie città italiane-->si recava come ospite presso i grandi signori che accoglievano a corte importanti uomini di cultura per dar lustro al loro nome. Durante gli anni dell'esilio Dante lavora alla Commedia e matura l'idea che la situazione politica italiana (lotte all'interno dei comuni, lotte col potere temporale della Chiesa) potesse essere risolta con la presenza forte di un imperatore che facesse sentire il peso del suo potere, facendo rispettare le leggi, e obbligasse la Chiesa a tornare ad occuparsi della sua missione spirituale.
Nel 1315 Dante rinuncia ad un'amnistia (cancellazione della pena) perché avrebbe dovuto riconoscere la propria colpa.
Nei suoi ultimi anni di vita risiedette a Ravenna dove morì il 14 Settembre 1321.

venerdì 19 dicembre 2014

ANALISI LA CODA DEL DIAVOLO DI VERGA

Riassunto
Questa novella di Giovanni Verga è ambientata a Catania e narra delle vicende di due giovani, Corsi e Donati, amici fin dai tempi della scuola, legati come fratelli ed entrambi impiegati alle ferrovie, uno come ingegnere e uno come disegnatore.
Un giorno Corsi conosce una bella ragazza, Lina, se ne innamora e la sposa.
Lina, nonostante non fosse facile, riesce a inserirsi nell'amicizia dei due giovani con la sua presenza discreta e delicata. I tre giungono ad un equilibrio fatto di serate piacevoli passate davanti al camino, di uscite e passeggiate serali. Anche la gente non vede malizia in quello strano triangolo proprio per il rispetto profondo che traspare dai gesti misurati, educati e mai invasivi sia di Donati che di Lina.
Una 'ntruppatedda
Trascorrono così 8 anni in cui Lina fa quasi da mamma a Donati, lo protegge, se ne preoccupa proprio come farebbe una mamma o una sorella.
Ci si avvicina al giorno della festa di Sant'Agata, patrona della città di Catania, durante la quale le donne catanesi hanno la libertà di andare in giro completamente nascoste da un mantello, a parlare e scherzare con gli uomini senza che i loro mariti o fidanzati possano dire niente e Lina fa intendere a Donati che quel giorno, cosa mai fatta prima, si maschererà anche lei.
La notte prima Donati sogna di baciare Lina. Il sogno lo turba molto, ma il giovane cerca di scacciare la strana sensazione che ha avuto al risveglio e ne minimizza l'importanza. Nel giorno della festa, Donati viene preso sotto braccio da Lina mascherata da 'ntruppatedda, e i due iniziano a girovagare allegri per la città. Decidono poi di entrare in un caffè, lo stesso caffè che Donati aveva visto in sogno, e lì il giovane racconta a Lina il sogno della notte precedente. Lei sembra restarne molto turbata, sorride, ma non dice nulla. Da quel momento i rapporti fra i tre cambiano pian piano, ma in modo definitivo: Lina ha un comportamento molto freddo con Donati e le loro serate trascorrono adesso in silenzi imbarazzati e frasi smozzicate. Alla fine i tre smettono di vedersi. Corsi e Lina si trasferiscono, Donati incontra una ragazza e si fidanza. Proprio un anno dopo, sempre in occasione della festa di S.Agata, Donati e Lina si incontrano. Rientrano in quel caffè e lì Lina confessa al giovane di essere stata innamorata di lui.

Temi
Il tema principale è il tema amoroso. Nella novella di Verga entra in gioco la morale dell'epoca secondo cui un "triangolo" sentimentale come quello vissuto dai giovani protagonisti non era assolutamente contemplato. C'è poi il tema del fato, di quella "coda del diavolo" (quello che noi chiamiamo "zampino") che a volte si insinua là dove mai nessuno si aspetterebbe di trovarla. Il "diavolo" che appare in sogno, sotto forma di un bacio tentatore che turba l'animo di Donati e infine rovina l'amicizia fra i tre. Verga introduce qui l'elemento fantastico, la realtà che si confonde col sogno, con l'immaginazione. L'autore non offre spiegazioni, com'è nella tradizione verista, e nemmeno soluzioni. Lascia al lettore la pagina bianca, in modo che tragga da sé un significato dalla vicenda. Egli si limita ad avvisarci, nella breve prefazione al racconto, che ognuno di noi può leggere nelle vicende narrate il significato che più gli aggrada: sia esso spiegabile con la ragione, coi sentimenti o con lo zampino, appunto, del diavolo.
Va ricordato infine l'elemento legato al folklore, alla festa popolare siciliana di cui Verga suppone un'origine saracena e ci dice che "a Catania la Quaresima veniva senza il Carnevale", ma in compenso la festa di Sant'Agata era "un gran veglione di cui la città era teatro". L'autore descrive il costume delle 'ntrupptedde e il loro atteggiamento libero e "libertino". Le catanesi solo in occasione di S.Agata diventano veramente padrone di sé stesse: padrone di far innamorare chi vogliono, di farsi fare regali, di civettare con chiunque gli aggradi. Cosa ben strana, aggiunge Verga, in un paese dove i mariti sono estremamente gelosi.

giovedì 18 dicembre 2014

RIASSUNTO SUGLI INVERTEBRATI

In base alla struttura ossea gli animali si dividono in:
vertebrati--->animali che, all'interno del corpo, hanno la colonna vertebrale che sostiene lo scheletro
invertebrati--->animali che non hanno lo scheletro interno

Gli invertebrati sono il gruppo più diffuso in natura (95% delle specie viventi) e vivono in qualsiasi ambiente (acqua, aria, terra). Sono privi dello scheletro interno e sono animali eterotermi (cioè la loro temperatura varia a seconda della temperatura esterna).
Gli invertebrati possono essere divisi in 6 grandi gruppi---->



I poriferi: sono le creature più semplici (come le spugne di mare)--->hanno il corpo ricoperto di pori attraverso cui l'acqua può entrare ed uscire: è così che assorbono le sostanze nutritive.



I celenterati: sono animali marini (come le meduse, i coralli, gli anemoni di mare). Alcuni di essi hanno lo scheletro esterno (come i coralli), altri sono completamente molli (come le meduse). Prendono il loro nome dal celenteron, cioè la cavità digerente in cui mettono le prede da digerire.



I molluschi: hanno un corpo molle spesso protetto da una conchiglia o da un guscio. Il loro corpo può essere diviso in tre parti: capo, sacca (che contiene gli organi interni) e piede (la parte muscolare con cui si muovono). Sono quasi tutti animali marini (la seppia, il polpo, le vongole, etc.) tranne la lumaca e la chiocciola che sono animali terrestri.




Gli echinodermi: vivono nel mare, hanno il corpo disposto a raggiera e si muovono per mezzo di aculei o tentacoli. Sono echinodermi le stelle marine e i ricci di mare.




Gli anellidi: sono i vermi sia acquatici che terrestri (come i lombrichi). Hanno il corpo molle e allungato, formato da anelli che, contraendosi, permettono il movimento.





Gli artropodi: fanno parte di questo gruppo
---> i crostacei (granchio, gambero, aragosta) che hanno uno scheletro esterno e 6 zampe.
--->gli aracnidi (ragni e scorpioni) hanno le stesse caratteristiche dei crostacei, ma 8 zampe
--->gli insetti sono gli animali più diffusi sulla Terra e hanno 6 zampe



mercoledì 17 dicembre 2014

SINTESI QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE VIA MERULANA

E' un romanzo poliziesco scritto da Carlo Emilio Gadda e ambientato in un sobborgo di Roma. Inizialmente il libro uscì a puntate su una rivista, poi, nel 1957, venne pubblicato in forma di romanzo.

Trama
La vicenda si svolge a Roma. Francesco Ingravallo, detto Don Ciccio, è un ispettore di polizia incaricato di indagare sul furto avvenuto in un palazzo di Via Merulana, ai danni dell' anziana contessa Menegazzi. La donna è stata aggredita in casa da un giovane, col viso coperto da una sciarpa, che le ha portato via tutti i gioielli. Pochi giorni dopo il furto, nello stesso palazzo, viene uccisa Liliana Balducci, moglie di un rappresentante di commercio che, al momento del delitto, si trova in viaggio d'affari.
Le indagini di Ingravallo lo portano al fermo di un nipote della Balducci, Giuliano Valdarena, lo stesso che ne aveva rinvenuto il cadavere all'interno dell'appartamento. A casa del giovane, infatti, vengono ritrovati alcuni gioielli di proprietà della Balducci che il commissario ritiene possano costituire una prova della sua colpevolezza. In realtà Valdarena viene scagionato da alcuni testimoni e rilasciato.
Ingravallo prosegue nelle indagini, analizzando le vicende di diversi personaggi che, in qualche modo, hanno gravitato intorno ai coniugi Balducci. Il romanzo si chiude in maniera incompiuta: nessun colpevole viene assicurato alla giustizia.

Commento
Gadda ha scritto un romanzo giallo molto moderno e innovativo: non ha una conclusione vera e propria, il finale è aperto, non c'è un colpevole. In questo è molto diverso dal romanzo dell'800 che, invece, aveva una struttura generalmente armonica e  "compiuta". Questo modo di fare letteratura gialla o poliziesca è oggi molto in voga: tanti romanzi moderni si concludono con il fallimento delle forze dell'ordine mostrando l'incapacità o l'impotenza del detective a risolvere il caso. Il colpevole c'è, esiste, ma non viene rivelato e questo lascia il lettore stupito e nello stesso tempo in preda alla curiosità nel voler sapere come è andata a finire la vicenda.

martedì 16 dicembre 2014

RIASSUNTO IL CONIGLIO VELENOSO DI CALVINO

Questo racconto fa parte del libro "Marcovaldo e le stagioni in città", pubblicato per la prima volta nel 1963.
La storia si apre con Marcovaldo che sta per lasciare l'ospedale dove è stato ricoverato alcuni giorni. Mentre aspetta la firma del medico per le dimissioni, Marcovaldo trova un coniglio dentro una gabbia e decide di portarlo a casa con sé, nascondendolo dentro alla giacca. Quello che l'uomo non sa è che l'animale è stato oggetto di sperimentazioni scientifiche ed è ora affetto da una malattia mortale e contagiosissima. Arrivato a casa, mostra orgoglioso il coniglio alla sua famiglia e fa sapere alla moglie Domitilla che potranno mangiarlo, non prima però, di averlo fatto ingrassare, visto che la bestiola è alquanto magrolina.
Il giorno dopo Domitilla decide comunque di cucinare il coniglio perché in casa non c'è più niente da mangiare e tutti i soldi sono stati spesi per l'acquisto delle medicine. Non avendo il coraggio di ammazzarlo, Domitilla manda i suoi figli dalla signora Diomira, una vicina, affinché uccida e spelli lei l'animaletto, ma i bambini lo portano sul tetto e lo lasciano libero.
La bestia, girando per i tetti, si accorge che gli umani gli offrono cibo soltanto perché vogliono catturarlo e fargli del male, e se ne tiene a distanza.
Nel frattempo, al lavoro, Marcovaldo viene raggiunto da un medico che, preoccupatissimo, gli chiede conto del coniglio sparito. Insieme al dottore ci sono ambulanze e poliziotti, tutti allarmati per la pericolosità della malattia. Una volta tornati a casa scoprono che il coniglio è stato lasciato libero di circolare sui tetti e la polizia è costretta a diramare un allarme generale a tutta la città.
Il coniglio, a questo punto, si accorge che gli umani hanno un comportamento diverso nei suoi confronti: chiudono le finestre al suo passaggio e non gli offrono più ne' carote ne' cibo. Addirittura, viene preso a fucilate da un cacciatore che lo manca per un soffio. E' allora che la bestia decide morire, lasciandosi scivolare giù da un tetto, ma invece di schiantarsi a terra,  finisce tra le mani di un pompiere e, caricato su un'ambulanza, ritrova Marcovaldo e la sua famiglia, trasportati d'urgenza in ospedale per essere sottoposti a cure e vaccini.

lunedì 15 dicembre 2014

RIASSUNTO SULL'ECONOMIA ITALIANA


Agricoltura
Fino agli anni '50 l'economia italiana era basata sull'agricoltura: circa il 50% della popolazione infatti era impiegato in questo settore. Oggi vi lavora circa il 4%. Nonostante vi siano pochi agricoltori, però, la produttività  agricola è molto aumentata---> questo grazie a macchinari innovativi, a sistemi di irrigazione efficiente, insetticidi, etc.

Cosa si coltiva in Italia  
Principalmente grano, mais (granoturco), riso.
Poi uva (l'Italia è il secondo produttore europeo di vino dopo la Francia), agrumi (secondo produttore dopo la  Spagna) e olivi (olio).

Allevamento e pesca
In Italia l'allevamento dei bovini e degli ovini è una risorsa importante, da cui si ricavano ottime carni e poi latte, formaggi e uova---> l'Italia è famosa in tutto il mondo per la straordinaria qualità dei suoi formaggi e dei suoi salumi.
La pesca, invece, nonostante l'Italia sia circondata dal mare, non riveste un ruolo fondamentale nell'economia del paese--->il Mediterraneo è un mare poco pescoso, seppure il pesce sia di ottima qualità.

Risorse del sottosuolo
Non ci sono miniere attive in Italia (a parte una di carbone in Sardegna). Si estraggono ormai solo pietre e materiali usati nell'edilizia (marmi, argille, graniti, ghiaia, etc.)

(Carta di Laura Canali tratta da Limes 2/06 "L'Italia presa sul serio")
Fonti energetiche
Dal punto di vista energetico l'Italia non è autosufficiente. Nel 1987 con un referendum è stato deciso di non impiantare centrali nucleari sul territorio italiano. Sul territorio italiano sono presenti giacimenti di petrolio che però non sono sufficienti a coprire il fabbisogno della popolazione.
Ci sono anche giacimenti di gas naturali (in pianura padana) e centrali geotermiche (in Toscana). Nelle regioni alpine si produce energia idroelettrica.

Industria
L'Italia è soprattutto costituita da una fitta rete di piccole e medie imprese (le PMI). Attualmente la crisi che ha investito l'economia mondiale ha pesantemente influenzato anche la produzione e i consumi nel nostro paese. L'Italia resta comunque uno dei paesi maggiormente industrializzati nel mondo--->particolarmente sviluppate sono le industrie meccaniche (auto, moto, elettrodomestici), della difesa (elicotteri, armi, blindati), chimiche (petrolio, gomma, farmaceutica), elettroniche, della moda, del tessile, del cuoio, del mobile, delle costruzioni navali, metallurgiche e agroalimentari. Le industrie sono collocate soprattutto nelle regioni del Nord (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto)


Terziario (produzione di servizi)
Cartina luoghi turistici in Italia
E' il settore in cui è impiegata la maggior parte della popolazione italiana (amministrazione, istruzione, sanità, commercio, trasporti e servizi vari). Tra questi ambiti lavorativi il turismo è sicuramente il settore che più di altri riveste un ruolo fondamentale a livello economico.
Oltre agli innumerevoli siti storici e archeologici, l'Italia è ricca di monumenti e opere d'arte che vengono visitate ogni anno da milioni di stranieri.
Particolarmente importante è il turismo balneare e quello invernale, legato agli impianti sciistici, che negli ultimi anni si è sviluppato sempre di più anche grazie ad un miglioramento della ricettività e ad un ammodernamento dell'impiantistica.

mercoledì 10 dicembre 2014

VITA GOLDONI IN BREVE

Carlo Goldoni nasce a Venezia nel febbraio del 1707 da una famiglia di origini borghesi.
Studia giurisprudenza a Pavia, ma, per aver scritto una satira sulle donne pavesi, viene espulso dal collegio dei gesuiti. Nonostante questo si si laurea in legge a Padova e, dopo la morte del padre, svolge per un breve periodo la professione di avvocato per aiutare economicamente la madre. Da sempre appassionato di teatro, inizia a seguire la compagnia di Giuseppe Imer con l'incarico di scrivere alcuni testi teatrali. Proprio durante una tournée con Imer, conosce a Genova Nicoletta Connio, una giovane diciannovenne, che sposerà nel 1736 e con cui ebbe un matrimonio felice, seppur senza figli.
Tornato a Venezia scrive la parte del protagonista del "Momolo Cortesan" (1738) e la commedia "Donna di garbo". Importante di questo periodo è anche l'opera "Pamela Nubile" in cui Goldoni abolisce le maschere.
Fino al 1741 ricopre l'incarico di direttore del teatro San Giovanni Crisostomo e nel 1745 scrive la sua famosa opera "Arlecchino servitore di due padroni" che segna per lui  l'abbandono definitivo della carriera di avvocato per dedicarsi a quella di commediografo.
Dal 1748 al 1752 lavora con la compagnia Madebach (presso il Teatro S.Angelo) e scrive, fra le altre opere, "La vedova scaltra", "La famiglia dell'antiquario" e "La bottega del caffè".
Dal 1753 al 1762 lavora presso la compagnia Vendramin (Teatro S.Luca) e compone "La Locandiera", "Gli innamorati", "I Rusteghi", "Le Baruffe Chiozzotte", "La Trilogia della villeggiatura". Ormai è un commediografo famoso e le sue opere vengono tradotte e rappresentate anche all'estero.
Nel 1762 parte per Parigi dove lavora per la Comédie Italienne. Qui, nel 771, viene rappresentata una sua commedia "Le Borrou Bienfaisaint" (Il burbero benefico), interamente in francese, che ebbe un grandissimo successo. 
Goldoni, ormai anziano, quasi cieco e in pessime condizioni economiche, muore a Parigi nel 1793.

martedì 9 dicembre 2014

PARAFRASI IL NEGATIVO DI MONTALE


Il Negativo di Montale

Tuorli d'un solo uovo entrano i giovani
nelle palestre della vita. Venere
li conduce, Mercurio li divide,
Marte farà il resto. Non a lungo
brillerà qualche luce sulle Acropoli
di questa primavera ancora timida

Parafrasi
I giovani, cuore dell'umanità, entrano nella vita pronti a fare le loro esperienze: sono guidati dall'amore, ma dovranno affrontare le difficoltà del lavoro e dei rapporti fra le persone. 
Sopra la città, la luce della speranza non brillerà per molto: la giovinezza non dura a lungo.

Livello metrico
Lirica di 6 versi liberi (non in rima) di diversa lunghezza

Figure retoriche
Venere=dea dell'amore
Mercurio=dio dei commerci e degli affari
Marte=dio della guerra

Sono tre personificazioni-->indicano l'amore, il lavoro e i rapporti fra le persone

"Tuorli d'un sol uovo"= è una metafora---> i giovani sono la parte più ricca, più viva e vitale (il tuorlo) dell'umanità (l'uovo)

"Acropoli"=simbolo della città (l'acropoli era la parte più elevata, più nobile e sacra delle città greche)

"Primavera"= è una metafora e sta per giovinezza, la stagione più breve della vita dell'uomo

"Timida"= è un'ipallage-->timida è la luce, cioè i giovani: sono loro che ancora timidi e incerti si affacciano alla vita pieni di speranze.

Il Negativo= il titolo in maiuscolo è anch'esso una personificazione: il negativo è qualcosa di vivo che incombe minaccioso sulle speranze e gli entusiasmi dei giovani. Essi sono guidati dall'amore, ma questa minaccia, rappresentata dalle difficoltà della vita (lavoro e conflitti), col tempo spazzerà via le loro speranze.

Temi
Tema principale della poesia è la giovinezza vista però come una stagione effimera e brevissima, un periodo di grandi speranze, timidezze ed entusiasmi che verranno presto soffocati dalle difficoltà quotidiane.
L'amore, guida di ogni giovane che sta crescendo, non sarà forte abbastanza per offrire una salvezza agli uomini: i problemi che dovranno affrontare, sia sul lavoro che nei rapporti personali, spegneranno ogni speranza. Emerge qui il pessimismo del poeta: un pessimismo legato soprattutto alla condizione dell'uomo che, essendo preda dei sentimenti, non può che andare incontro a quel male di vivere di cui tante volte troviamo echi nella poesia di Montale. L'unica salvezza contro il dolore è, per lui, l'indifferenza, cioè l'assenza di passioni e sentimenti.



sabato 6 dicembre 2014

DIFFERENZE SACRO ROMANO IMPERO E IMPERO ROMANO

Differenze principali fra Sacro Romano Impero e Impero Romano

L'impero di Carlo Magno era molto diverso rispetto all'impero dei Romani---->

  • Intanto le dimensioni geografiche erano diverse: l'impero di Carlo Magno non comprendeva la Spagna, l'Italia meridionale, l'Africa settentrionale e l'Inghilterra, però aveva una parte di Germania che non aveva mai fatto parte dell'Impero Romano. 
  • Il Sacro Romano Impero, inoltre, era essenzialmente continentale-->il suo potere non era basato sul controllo delle rotte marine (come avveniva per i Romani) che restavano in mano ad Arabi e Bizantini. 
  • L'Impero Romano aveva un esercito stabile al suo servizio (cosa che non aveva l'impero carolingio) 
  • A differenza dell’Impero Romano, Carlo Magno governava i suoi vasti territori affidandosi non tanto a un apparato di funzionari efficienti (come avveniva per i Romani) quanto piuttosto a uomini di sua fiducia ( i vassalli).
  • La religione dell'Impero Romano era pagana (solo più tardi si diffonderà quella cristiana), mentre il Sacro Romano Impero era un impero cristiano
  • Il Sacro Romano Impero aveva il suo centro in Germania (ad Aquisgrana), mentre quello romano aveva la sua capitale in Roma
  • Al tempo dei Romani esisteva una fitta rete di strade e collegamenti che rendevano "semplice" lo spostamento nelle varie parti dell'impero, mentre al tempo di Carlo Magno (e dopo) la rete stradale non era sicura e le sue condizioni, invece di migliorare, andarono peggiorando.
  • Lingua: Impero Romano si parlava ovunque il latino (anche se con le dovute differenze tra i vari luoghi), Sacro Romano Impero: ogni zona aveva una sua lingua particolare che diede poi origini alle lingue romanze


Impero romano
Sacro romano impero

lunedì 1 dicembre 2014

SCHEMA OPERE DI DANTE

SCHEMA OPERE DI DANTE
SCHEMA OPERE DI DANTE
TITOLO
DATA
TIPO
LINGUA
TEMA
COMPLETA
La Vita Nuova
1293/1295
poesia+prosa
volgare
amore x Beatrice
De Vulgari Eloquentia
1303/1305
prosa
latino
trattato sulla lingua volgare
no (1 libro e metà del secondo su 4)
Convivio
1304/1307
prosa + poesia
volgare
trattato di filosofia
no (4 trattati su 15)
De Monarchia
1312/1313
(incerto)
prosa
latino
saggio politico
La Commedia
1307/1320
(incerto)
poesia
volgare
poema dottrinario
Le Rime
tutta la vita di Dante
poesia
volgare
esperienze della sua vita
(raccolta fatta a posteriori)
Le Epistole
tutta la vita di Dante
prosa
latino
lettere di Dante a personaggi dell’epoca
raccolte a posteriori

giovedì 27 novembre 2014

PARAFRASI IN MORTE DEL FRATELLO GIOVANNI

Cemetery - C. D. Friederich
Parafrasi e analisi della poesia di Ugo Foscolo


In morte del fratello Giovanni 

Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo
Di gente in gente; mi vedrai seduto
Su la tua pietra, o fratel mio, gemendo
Il fior de’ tuoi gentili anni caduto:

La madre or sol, suo dì tardo traendo,
Parla di me col tuo cenere muto:
Ma io deluse a voi le palme tendo;
E se da lunge i miei tetti saluto,

Sento gli avversi Numi, e le secrete
Cure che al viver tuo furon tempesta;
E prego anch’io nel tuo porto quiete:

Questo di tanta speme oggi mi resta!
Straniere genti, l’ossa mie rendete
Allora al petto della madre mesta.

Parafrasi
Fratello, se un giorno non sarò costretto a vagare, come adesso, di nazione in nazione, mi vedrai seduto sulla tua tomba, piangendo per la tua morte prematura. (letteralmente "sul fiore reciso della tua giovinezza)
Solo nostra madre, trascinando la sua vecchiaia, può venire qui sulla tua tomba a parlarti di me, mentre tendo verso di voi le mie mani cariche di delusione e posso salutare la mia patria solo da lontano.
Sento che la volontà degli dei mi è sfavorevole e (sento) i segreti tormenti che portarono scompiglio nella tua vita e spero anch'io di trovare pace nel tuo rifugio (nella morte).
Di tutte le mie speranze oggi mi resta solo questo!
O genti straniere, rendete almeno il mio corpo alle braccia della mia triste madre.

Schema metrico
Sonetto formato da due quartine e due terzine in endecasillabi in rima ABAB ABAB CDC DCD
La poesia ha struttura circolare: Foscolo inizia parlando dell'esilio e finisce con lo stesso tema. La circolarità è sottolineata dalle due apostrofi (nella prima quartina al fratello Giovanni, nell'ultima terzina alle straniere genti)

Figure retoriche
Metonimia=v. 3 (pietra per tomba)
Ipallage= v.7 (palme per mani)
Sineddoche=v. 8 (tetti per città)
Metafore= v.4 (il fior de' tuoi gentili anni = la giovinezza) - v. 10 (furon tempesta=crearono dolore/problemi)
Sinestesia=v. 6 (cenere muto)
Apostrofe=v. 3 (O fratel mio ) - v. 13 (straniere genti)
Enjambements:vv. 2-3 (seduto/su la tua pietra) - vv. 3-4 (gemendo/il fior) - vv.10-11 (secrete/cure)

Temi della poesiaTema principale del sonetto è la morte del fratello Giovanni suicidatosi a Venezia per motivi legati a debiti di gioco. La morte vista come un luogo di pace e di quiete è un tema tipicamente romantico.
Altro tema è il culto della tomba (anche questo tema è tipico del romanticismo): la tomba del fratello diventa in questa poesia il centro degli affetti familiari. E' il luogo in cui la madre parla al figlio morto di Ugo che è lontano e che non può tornare in patria per piangere il fratello. La tomba è il simbolo del legame affettivo coi propri cari, un luogo che mantiene vivo il ricordo e che unisce anche dopo la morte.
Altro tema romantico è l'amore per la patria. Foscolo scrive la poesia mentre si trova a Milano ed esprime sofferenza per la sua condizione di esule-->non poteva rientrare a Venezia che era stata ceduta all'Austria da Napoleone (trattato di Campoformio)


mercoledì 26 novembre 2014

RIASSUNTO SULLE FALDE ACQUIFERE, FREATICHE E ARTESIANE

Una parte delle acque che circola sulla superficie terrestre penetra nel terreno, spinta dalla forza di gravità, attraverso rocce porose e permeabili (cioè rocce che lasciano passare l'acqua). L'acqua pian piano impregna il terreno e scende nei vari strati sottostanti fin quando incontra uno strato di roccia impermeabile---> arrivata qui si accumula negli spazi fra le rocce formando un giacimento sotterraneo chiamato falda acquifera (o falda idrica).

Le falde acquifere si dividono in:

Falde freatiche--->  che sono accumuli di acqua più superficiali, che si formano grazie alla presenza di uno strato impermeabile sottostante. Non sono protette da possibili inquinanti provenienti dalla superficie. Per estrarre l’acqua da una falda freatica è necessario un pompaggio perché non c’è abbastanza pressione affinché l’acqua zampilli spontaneamente all'esterno. Una falda freatica può estendersi per molti chilometri e terminare in un fiume, in un lago o direttamente nel mare. Le oasi dei deserti si formano appunto per l'emersione di una falda freatica. Quando la parte superficiale della falda incontra il profilo del terreno, l’acqua emerge sotto forma di sorgente.
Falde artesiane---> Sono situate solitamente  a maggior profondità e delimitate da due strati impermeabili, uno sotto ed uno sopra. La falda quindi risulta maggiormente “protetta” dagli inquinanti provenienti dall'esterno--->l’acqua della falda artesiana ha, in genere, una qualità migliore di quella proveniente da una falda freatica.
Avendo sufficiente pressione l’acqua zampilla da sola in superficie senza bisogno di pompaggio.


tipo
tipo
Falda freatica
Falda artesiana
livello rispetto alla superficie
Meno profonda
Più profonda
composizione
Terreno – Falda – Strato impermeabile
Terreno – strato impermeabile- Faldastrato impermeabile
fuoriuscita dell’acqua
Pompaggio necessario
Sufficiente pressione quindi l’acqua sgorga spontaneamente
esempio
oasi del deserto
geyser

domenica 23 novembre 2014

LISTA VERBI INTRANSITIVI

Una lista dei più comuni verbi intransitivi ordinati alfabeticamente


Accadere

Accadere

Accorgere

Andare

Apparire

Appartenere

Arrivare

Avanzare

Badare

Bastare

Cadere

Camminare

Capitare

Credere

Dipendere

Durare

Entrare

Esistere

Fuggire

Giungere

Innamorare

Nascere

Partecipare

Partire

Piacere

Potere

Preoccupare

Procedere

Provvedere

Rabbrividire

Raggiungere

Resistere

Restare

Rientrare

Rimanere

Ritornare

Riuscire

Scappare

Scherzare

Scomparire

Scoppiare

 

Sedere

Sembrare

Sorgere

Sparire

Succedere

Tornare

Uscire

Venire

 

 

venerdì 21 novembre 2014

TRAMA LA COSCIENZA DI ZENO ITALO SVEVO

Questo romanzo di Italo Svevo è ambientato a Trieste e racconta le vicende di Zeno Cosini, un uomo nevrotico, insoddisfatto, da sempre ossessionato dal vizio del fumo.
Da ragazzo Zeno non ha combinato un granché: è passato da un’università all'altra senza riuscire neanche a terminare gli studi. Il padre lo considera talmente inetto da affidare l’azienda di famiglia ad un amministratore esterno, il Signor Olivi, dimostrando così di ritenere il figlio profondamente immaturo seppur anagraficamente già adulto. 
Mentre si trova in punto di morte, il padre schiaffeggia Zeno e questo comportamento genera in lui un profondo turbamento: non capendo se il padre lo ha fatto inconsapevolmente (perché già in agonia) o piuttosto con piena convinzione, si farà prendere da dubbi e sensi di colpa che lo accompagneranno per tutta la vita.
Zeno conosce per ragioni di lavoro Giovanni Malfenti, un abile uomo d’affari verso cui nutre profonda stima e che vedrà come figura a cui affidarsi dopo la morte del padre. Zeno si innamora di Ada, una delle quattro figlie di Malfenti,  ma la ragazza lo respinge. Allora rivolge una proposta di matrimonio alla sorella di lei, Alberta, ma, respinto anche da lei, chiederà infine in sposa la più brutta delle figlie di Giovanni, Augusta. Ben presto Zeno si rende conto che, inconsciamente, era proprio lei la donna che voleva perché Augusta sarà per lui una figura estremamente positiva, una buona moglie che si prodigherà amorevolmente per il loro matrimonio. Questo non impedisce a Zeno di intraprendere una relazione passionale con Carla, una donna giovane, povera e molto bella, che inizialmente suscita in lui un senso di protezione. Il loro rapporto terminerà anche per i sensi di colpa di Zeno nei confronti della moglie.
Zeno fonda poi un’attività commerciale con il cognato Guido, l'uomo che ha sposato Ada.
Guido è abile, sicuro di sé e Zeno sembra provare un affetto e un’ammirazione sincera. In realtà cela inconsciamente verso di lui un odio profondo che viene fuori, per sbaglio, al funerale di Guido, suicidatosi per un dissesto finanziario. Zeno a questo punto, ormai anziano, decide di ricorrere all’aiuto della psicoanalisi per smettere di fumare, ma la diagnosi del medico, che inquadra la sua problematica come conseguenza del complesso edipico, non lo trova d’accordo.
Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale favorisce inaspettatamente la riuscita di alcune sue attività commerciali che lo faranno sentire finalmente realizzato come uomo d’affari e guarito dalle sue nevrosi.


martedì 18 novembre 2014

DIFFERENZE NATURALISMO E VERISMO

NATURALISMO

NATURALISMO
VERISMO
PENSIERO DI FONDO
Ottimismo: l’opera di denuncia degli scrittori naturalisti può aiutare le classi deboli a risolvere i problemi che la affliggono
Pessimismo: gli scrittori veristi sono convinti che la miseria delle classi deboli non è risolvibile
AMBIENTE
Quartieri periferici di Parigi dove vive una moltitudine povera, degradata, dedita al vizio, agli affari loschi
Provincia italiana, spesso ambientazione rurale, dove vivono in miseria contadini, pastori, artigiani, pescatori
ATTEGGIAMENTO NEI CONFRONTI DELLA REALTA’
I naturalisti hanno un atteggiamento provocatorio, vogliono denunciare le ingiustizie sociali, hanno fiducia nella loro opera di denuncia
I veristi più che denunciare, ritraggono una realtà. Non hanno fiducia nell’opera di denuncia, non credono nella possibilità di riscatto delle classi povere
CHI SONO GLI SCRITTORI
I naturalisti hanno un’estrazione sociale “bassa”: sono poveri anch’essi, quello che descrivono è un po’ anche il loro mondo
I veristi italiani sono di estrazione sociale più elevata: descrivono un mondo “dall’alto”, che non gli appartiene davvero
PUBBLICO
La società francese dell’epoca è una società matura, evoluta, in grado di recepire il messaggio di denuncia dei naturalisti
La società italiana è invece arretrata, insensibile alla denuncia verista,  sia a livello di classi deboli sia a livello di borghesia e aristocrazia che restano sorde ai messaggi del verismo. In questo modo si spiega anche lo scarso successo sia di pubblico che di critica che ebbe il verismo in Italia.




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